Rassegna storica del Risorgimento

MORANDI ANTONIO
anno <1918>   pagina <8>
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A. Sorbetti
Visto che si faceva sempre più problematica la liberazione dalle carceri di Venezia, parecchie volte promessa dai commissari austriaci, e anzi riscontrato che i trattamenti ai detenuti, specie ad aleniti rite­nuti più indiziati e colpevoli, e tra questi il Morandi, divenivano sempre più aspri e severi e che le inquisizioni e gli interrogatori davano a vedere che si voleva istruire un processo colossale contro di tutti, ma in ispecie contro di lui ehèy per sua, stessa confessione, doveva rispondere A omicidio ; nel timore di cadere nelle mani" del­l'odialo duca di Modena ; mise in opera ogni astuzia e raffinò ogni suo pensiero allo scopo di trovare la via per uscire da quelle tetre mura e trarsi in salvo.
e Allorché, egli scrive, la Commissione fece la visita ai miei effetti,1 m'aveva lasciato un coltellelto inglese da saccoccia che aveva una lama di fina tempra che a caso si trovava essere in una tasca da petto d'un mio abito involto in un fazzoletto. Di questo coltello feci una lima, prendendo le suste del mio orologio che mi avevano lasciato, mettendo questa in diversi piccoli pezzi e servendomi di questa, che mettevo su d'un piede della sedia, la lama del coltello di sopra, e con una scheggia della detta sèdia percuoteva su la lama ; e cosi ne sor­tiva un dente, essendo la susta di tempra più forte del coltello. In tal modo cominciai a formare della mia lama una sega, e mi misi all'opera.
Per coprile il taglio che operavo, mi feci sortire un foruncolo sulla spalla destra, premendo più volte colle dita la carne fin tanto che venisse rossa e gonfia ; indi la foravo con un ago per farne uscirò dèi sangue, che, rappreso, formava una crosta; e mostrandola al secon­dino, domandai un poco di sego per poter tirare a suppurazione quel foruncolo. Il povero uomo, rimpiangendomi del male che dovevo sof­frire, mi portò un bel moccolo. Il mal de' denti ancora lo commosse per cedermi di tanto in tanto una pipetta di terra ed un poco di tabacco. Colle ceneri e carbone che questa produce, e colla raschiatura di tre paia di miei stivali, potei lare col sego un empiastro sì nero, eguale al colore delle mie ferriate, in modo tale, che allorché era l'ora della visita o che sapevo che doveva yènire qualcuno di straordinario, come
Bìngi'aaio pei- le agevolerò usatomi noli consultazione e per utili suggerimenti il solerte e cortese direttore di quel Musco oav. Jacoli e il air. prof. Cane-razzi, che la parte della Commissione direttiva del Museo stesso. Il manoscritto e di diffidilo lettura, anche per la forma trascnratissinin In cui ò scritto, serata dire elio fre­quentissimi sono le cancellature, i pentimenti, gli sgorbi.
Quando cioè era stato introdotto nelle carceri di San Severo.