Rassegna storica del Risorgimento

CARDUCCI GIOSUE
anno <1951>   pagina <488>
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Giovanni Maiali
insieme, tra Venezia e Trieste, dal 3 al 14 luglio 1878. Andarono a Trieste il 7, la dome­nica, e vi rimasero, sino al giovedì successivo, giorno 11.
Gita e soggiorno a Trieste dunque, si eoa gli amici, ma soprattutto nella dolce compagnia di lidia, che occupava tanta parte del suo sentimento e della sua alata ispi­razione poetica, che Io faceva meglio comunicare con l'universo. lina Gasparim, poi, appassionata studiosa, ha ricordato, in quel suo documentato studio: Corrispondenti triestini e istriani del Carducci: Attilio Hortis-s Riccardo Pitteri, Giorgio Pitocco, Giovan­ni Quarantotto, Fabio Letti eh. Carlo Coretti (in La Porta orientale, giugno-agosto 1936).
Di quella visita il Poeta aveva riportata una impressione vivissima; e Trieste e l'Istria, e le sue cittadine e i suoi promontori egli cantò, con versi famosi e indimenti­cabili nel Saluto Italico e in Mtramar :
... le citta turrite,
Muggia e Pirano ed Egida e Parenzo,
gemme del mare; e tutte il mare spinge le mugghianti collere a questo bastTon di scogli onde t'affacci a le due viste d'Adria,
rocca d'Asburgo; e tocca il cielo a Nabresina lungo la ferrugigna costa, e di baleni Trieste in fondo coronata il capo
leva tra' nubi .
E Pola, al punto più meridionale dell'Istria:
Pola che i templi ostenta a Roma e a Cesare .
E 1*11 agosto di quello stesso anno, ad una manifestazione indetta dall'associa­zione bolognese Trento e Trieste , presieduta da Aurelio Saffi, pronunziò uno dei suoi più appassionati discorsi, non ricordato nell'opera del Poeta, e che io ho potuto tro­vare, per puro caso, in una lettera del giovane ascoltatore, poi noto giornalista, Ful­vio Cantoni.
Questi, all'amico internazionalista romagnolo Giovanni Pascoli, scrisse:
E parlò in modo tale che io non ricordo di averlo sentito parlare una altra volta così splendidamente.
E la lèttera continua: lo idee gli bruciavano nella mente, si moltiplicavano le immagini, e n'ebbe di felicissime, gli si colorivano proprio all'ultimo momento. Si cono­sceva lo sforzo che faceva ncH'csprimerc tutte quelle idee che gli si affollavano e che lottavano faticosamente entro il suo cervello per prorompere. Esordì provando po­sitivamente con documenti la Italianità (scritta con la maiuscola) di Trento e Trieste, parlò dell'infame baratto di popoli perpetrato dal Congresso dì Berlino, analizzò le diverse parti delle quali si compone l'impero AustroUngarico, e ne dedusse che a torto Cecco Beppe (il re degl'impiccati ), o per lui il suo primo ministro, hanno detto che l'Italia non avrà le sue Provincie, giacché quando si dovesse venire ai fatti le ete­rogenee nazionalità chi sa se volessero combattere una guerra per la quale il loro stato non migliorerebbe punto. Disse che prima o poi questa guerra bisognerà farla, ma con­venne che mancavano i danari e. che sarebbe troppo arrischiato fare* una guerra con­tro l'Austria, con un esercito'comandato, ordinato ed armato quale abbiamo noi ora;