Rassegna storica del Risorgimento

CARDUCCI GIOSUE
anno <1951>   pagina <489>
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Trieste e il Carducci
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sconsigliò pure quei bollenti che vorrebbero rinnovare una Mentana in Istria. Finì facendo voti perchè si allargasse il voto universale.
Inutile dire che fu applaudito fragorosamente* massime quando disse che tutti avrebbero dovuto approvare le idee svolte da lui, tranne, insinua un cronista del tempo, certi scrittori che sono al soldo dell'Austria
Ma il Carducci parlò di Trieste e dell'Istria più chiaramente e coraggiosamente nelle pagine di prosa, e, soprattutto, in quelle riguardanti Guglielmo Oberdan, il mar­tire, nel cui nome il Poeta esaltò il sacrificio consapevole e volontario, fustigando senza pietà la tirannìa dominatrice straniera. Quelle pagine ricordano gli sdegni generosi onde s'accesero i giovani nella battaglia per strappare alla morte Oberdan e le parole fidissime del Poeta ammonitrici a perseverare nella battaglia per la Patria.
Il Carducci fu Presidente del Comitato pel ricordo marmoreo al martire, partecipò alle dimostrazioni degli studenti non badando al rischio di farsi arrestare, lui già ma­turo d'anni, e chiedendo anzi l'arresto coi giovani.
Egli dettò il proclama pel ricordo, ed ebbe compagni, quali vice-presidenti Giu­seppe Ceneri e Aurelio Saffi, e, quattro anni dopo, inaugurandosi il medaglione, dettò l'epigrafe, in- ammonimento ai tiranni di fuori e ai vigliacchi di dentro ; ed egli stesso diede forma sobria e tersa al rogito di consegna del ricordo.
E sulla italianità di Trieste e dell'Istria e sulle più recenti amare vicende storiche scrisse quella indimenticabile pagina, che rimane vera e splendente come il sole, e che merita d'essere ricordata e rievocata.
C'è una parte d'Italia, che è, di sito, Venezia orientale o Giulia, di popolo, ro­mana.
Questa romana popolazione di Trieste e della veneta Istria, vuol essere anch'ella italiana di fatto, come è di origine e di lingua, di posizione, di coltura, di pensiero, di costarne, di cuore e di martirio.
Nel 1859 le speranze furono soffocate dalla sorpresa dell'armistizio: nel 1866 furono schiaffeggiate dalla vigliacca realtà della voluta sconfitta.
Trieste, alla fin fine, poteva contentarsi ad essere l'Amburgo del mezzogiorno per i commerci e gl'interessi germanici. Ho, ella seguitò a voler divenire un porto italiano qualsiasi.
L'Istria seguitò a voler tornare coi vinti, coi poveri,con gli spregiati. Tutti d'ac­cordo: mercanti e avvocati, letterati e artigiani, signori e popolo. Gli studenti ginna­siali cospirano, le giovani sono perquisite, i giovani disertano ed emigrano, gli uomini protestano nelle elezioni ogni anno, i giornalisti pagano multe enormi ogni mese, si fanno sequestrare ogni giorno. In cotesta piccola regione la resistenza alla dominazione straniera è più vigorosa e più disinteressata che non fosse nella Lombardia e nella Ve­nezia, è più ardimentosa, più inflessibile, più intransigente che non sia nell'Alsazia e nella Lorena.
Chi soffre non chiede di cambiare, quando a fondamento della sofferenza e quale alimento della stessa stia l'amore. Qui tutte le discussioni di nazionalità e non nazio­nalità, i risentimenti, gli od!, i rancori, le ire si infrangono come i flutti contro gli scogli. Le tempeste umane possono passare, e la gioia degli animi può trionfare, nella pacifi­cazione degli uomini* che riconoscono gli inviolabili diritti propri della natura e di Dio.
Tutto questo il Carducci, per Trieste, comprese, e dichiarò, in altre note, sfer­zanti e lapidarie.
Ascoltiamolo' ancora. Se i termini sono di qualche poco cambiati, certa'realtà fondamentale è la stessa, se non quasi peggiorata.