Rassegna storica del Risorgimento

CARDUCCI GIOSUE
anno <1951>   pagina <490>
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Giovcaini Maiali
Ài fremili di patriottismo die ve ni .in dal Ti m avo i rivoluzionari infranciosati rispondevano: Che Nazione o che patria ? Per noi Italia e Austria è tutt'uno. Noi vogliam far la guerra al terzo stato. E facevano delle brutte e orribili chiaenhiere.
e Ài gridi che chiamavano rivendicazione dal Qnaruaro i rivoluzionari politici rispondevano: Noi non vogliamo disperdere le forse, noi non vogliamo altra guerra che con la monarchia, e serbiamo le carabine per fare le barricate. E andarono a scrivere col carbone sui muri: Viva la repubblica.
Ài gridi di dolore che Motteggiavano rochi fra il Tergestino'e il Flanaticu i mo­narchici, destri e sinistri, rispondevano applaudendo l'inno austriaco in piazza Colonna a Roma. Io udii con questi orecchi; e anche da certe foscaggini passanti per l'aria del grave crepuscolo estivo parvemi udire: Vili, vili, vili ! Onta a voi e ai vostri figliuoli ! Credei fossero le ombre degli Italiani impiccati, sgozzati* fucilati, delle Italiane basto­nate al snono di quell'inno. Ma forse erano le nuvole portate dallo scirocco, E scappai singhiozzando ferocemente e ringhiottendo nell'ira un mio verso .
L'irredentismo è l'ultimo capitolo del nostro Risorgimento; il Carducci ne fu il maggiore dei cantori e dei banditori. E, nell'opera sua e nel suo cuore, Trieste e l'Istria tennero il posto più alto. Ed ogni volta che gli si presentò l'occasione, in faccia agli Italiani ed in faccia agli stranieri* cogli scritti, in verso e in prosa, a voce, il Carducci professò il suo credo irredentista. Parlando, in onore di Giuseppe Monta­nelli, ricordava un paese non ancora compiuto, ma che sarà compiuto , com­memorando Aurelio Saffi, esclamava: leva il capo, o Trento, dalla cima delle Alpi italiane; leva il capo, o Trieste, dall'arco dell'adriatica marina : e a Vittore Hugo, il 27 luglio 1881, cantava:
Poeta, su'l tuo capo appeso ho il tricolore Che da le spiaggie d'Istria da l'acque di Salvore La fedele di Roma, Trieste, mi mandò .
Come fanno fede i Processi Penali e disciplinari contro G. Carducci, Vienna temette il Poeta ben più che non gli agitatori più rumorosi e apparentmente più riso­luti dell'Irredentismo, Tutta la letteratura antirredentistica e italofoba di quegli, anni ne fa prova. Un parere sull'Irredentismo, dell'Ambasciata austro-ungarica presso il Quirinale, del 1891, si duole che anche la poesia in Italia è irredentista e che il Car­ducci, massimo poeta italiano vivente, abbia lavorato per tutta la vita a favore dd-rIrredentismo della peggiore specie ; ma più si duole che quest'uomo, negli ultimi anni, pur tenendo fermo il suo ideale, sia divenuto più ragionevole, più serio, più tran­quillo , perchè ciò non fa che rafforzare la sua influenza nazionale ; c'è forse un irredentista di meno del tipo di Cavallotti e di Imbriani, ma c'è un propugnatore del­l'Irredentismo di più e più pericoloso, perchè agisce in ogni campo, anche in quello moderato .
Nelle relazioni tra la Irredenta e Bologna, tra Trieste e la Danto Alighieri , nell'insegnamento del Maestro, nell'accorrere di giovani alle sue lezioni e ricorrere ai di lui consigli, è molta della storia irredentistica di Trieste, nel periodo 18821907. Per le accoglienze del Poeta e pel di .Iniincoraggiamento, a Bologna affluì parecchia di quella scelta gioventù triestina, che poi, si distinse per spirito di sacrificio ed esem­pio: primo Giacomo Venezian.
Nel 1905, il grande Maestro lasciando la catLedra, che, da più di qnnraut'anni, teneva nell'Ateneo Bolognese, gli furono tributali onori e dimostrazioni di gratitudine.