Rassegna storica del Risorgimento
CARDUCCI GIOSUE
anno
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1951
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pagina
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491
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Trieste e il Carducci 491
Tri oste, dove il colto detta lingua di Dante e dell'avita civiltà è stato sempre vigile, non volle mancare nella gora. Di un appello ai Triestini, per far eseguire in onore del Carducci una medaglia d'oro, non fu permessa dall'autori! ìi politica raffissionc: ma lo pubblicarono i giornali, e bastò perchè, in pochi giorni, si raccogliesse in Trieste cospicua somma.
La medaglia del diametro di 60 min. fatta modellare e incidere da due egregi artisti triestini, lo scultore Giovanni Mayer e l'orafo Giuseppe Ianesich, reca nel recto la parlante effige del Poeta, e nel verso nna finissima allegoria: una donna, raffigurante Trieste, siede pensosa sopra un rudere, sul quale è scolpita Minerva, e guarda i canti erotico, lirico ed epico del Carducci che volano a lei oltre il more. In alto corre il verso carducciano: Tu sol, pensando, o ideal, sei vero, ed in fondo stanno l'alabarda di Trieste e la dedica: Trieste a suggello di antico amore.
Ti Comitato si proponeva di mandare a Bologna una commissione ad offrire la medaglia, come ricambio d'affetto a quello intensissimo consacrato, nei carmi del Poeta, olle terre italiane, che ancora non avevano potuto diventar italiane. Ma il Carducci, per malferma salute, si trovava ospite del conte senatore Giuseppe e contessa Silvia Pasolini-Zanelli, a Lizzano di Bertinoro, sopra Cesena (Forlì); e, così, fu dato incarico della consegna a Giacomo Venczian, triestino e professore nell'Università di Bologna; ed insieme a lui si recarono a Lizzano il rettore della Università, prof, Vittorio Puntoni, il sindaco di Cesena, ing. Angeli e lo studioso cesenate aw. Nazzareno Trovanclli. Pochi altri intimi di casa Pasolini, tra cui il prof. Giuseppe Morini e la contessina Antonietta Gessi assistettero alla cerimonia. Questa avvenne nella veranda della villa, e fu presente anche la signora Elvira Carducci, con manifesto compiacimento. Il Venezian porse al Maestro, racchiusa in astuccio di pelle, la medaglia d'oro, dicendo che quel piccolo oggetto voleva esprimere il sentimento d'antica e devota devozione e d'intenso affetto di tutti i Triestini al Poeta nazionale; avere Trieste, da prima, avuto in animo di promuovere la solenne coronazione del Vate in Campidoglio; ma come parve difficile piegare la modestia di Lui a tanta solennità, e non volendo la città deporre la speranza di onorare se stessa onorando il Maestro, così aver essa cercato altra forma d'omaggio coll'effigiarne durabilmente l'immagine in una medaglia. Aggiunse il Venezian che i promotori della manifestazione non aveau voluto mettere innanzi i loro nomi, perchè questa apparisse, quale veramente era, spontanea ed unanime di tutto il popolo triestino; ma egli consegnava al Maestro un documento da cui appariva meglio il significato e il valore della dimostrazione, e ciò è il rescritto della impeliate e reale polizia di Trieste col quale si conferma il divieto, di fare in una città austriaca pubblico appello per onorare il Poeta che ne' suoi scritti scagliò le più violenti invettive contro la persona di S. M. l'imperatore, e glorificò l'azione d'un Oberdank .
Giosuè Carducci, che fino allora aveva ascoltato con un faro tra il bonario e il commosso, alle parole del rescritto divenne acceso in volto come sa una subita vampa di fuoco gli fosse salita su dal cuore; e scattò in piedi, Egli che pur moie reggevosi ormai sulle gambe, esclamando: No, città austriaca, no ! La più italiana delle italiane; la fedele di Roma . Ed aggiunse: Dite a Trieste ch'io sento profondamente con tutta L'anima mia quello che è l'anima ed il pensiero di lei.. Né potè continuare; che uno scoppio di pianto gli troncò in gola le parole. Allora tutti i presenti, fortemente scossi, e colti da un'ineffabile tenerezza improvvisa, gli si fecero attorno, e prendendogli Io mani, e accarezzandolo, e confortandolo con tronche parole, riuscirono finalmente a calmarne lo spirito. E per distrarlo subito, lo condussero all'aperto, a fare una passeg*