Rassegna storica del Risorgimento

MILANO ; MUSEI
anno <1951>   pagina <498>
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Leopoldo Marchetti
lieo la grande tela di Pietro Bouvier rappresentante Garibaldi e il maggiore Leggero che trasportano Anita morente attraverso le paludi di Gomacchio dopo l'avventu­rosa ritirata da Roma. Una cospicua serie di dipinti dovuti alllndu-no, al Do Al* berti e al Bisi illustrano il 1849. nel quale anno parve spegnerai la grande vam­pata rivoluzionaria soffocata dalle armi straniere, méntre lo spirito della libertà e dell'indipendenza sopravviveva inestinguibile;
Le tuniche e i eappelli bersagliereschi di Luciano Manara e di Emilio Morosi ni la tunica di Luciano reca il {oro della pallottola francese che lo colpi all'ad­dome-mentre si affacciava ad un balcone della villa Spada, quartier generale di Garibaldi, per osservare il nemico , il disegno originale di Eleutcrio Pagliano raffigurante Manara sul letto di morte ed al suolo, avvolta in una coperta* la salma di Andrea Aguyar, il fedelissimo moro di Garibaldi, i ritratti di Goffredo Mameli e le immagini di molti altri combattenti, ei danno l'atmosfera di quelle settimane di gloria e di sacrificio. ancóra una bella testa di Anita Garibaldi, che l'Induno ha ritratto in atteggiamento di serena pensosità; essa figura accanto ad un suggestivo ritratto dell'Eroe, opera del Malinsky.
È un Garibaldi anteriore al 1849, ma si trova a suo agio in questa sala nella quale arte e storia s'impongono anche al pubblico più difficile, il quale troverà pure opere pregevoli nel grande salone dedicato agli anni 1859-1870. Perìodo que­sto, infatti, ricco di ottime téle deU'AdemoUo, del Berlini, del Barba glia, del Bossoli, del De Albertis, dell'Indulto, del Morèllo, del Pagliano, del Sernesi e dello Zuccoli che documentano gli episodi più salienti della breve campagna del 1859, della leggendaria impresa del 1860, della terza guerra d'indipendenza e del­l'ingresso delle truppe italiane in Roma, il 20 settembre 1870. Naturalmente fra i personaggi, Vittorio Emanuele II e Garibaldi tengono il posto d'onore: anzi, di Giuseppe Garibaldi Bono visibili, in una speciale vetrina, ricordi personali e della sua famiglia.
Pezzi veramente da museo il berrettóne da granatiere del 3 Reggiménto della Guardia Imperiale di Napoleone IH e l'aquila della bandiera del 6* Reggimento fanteria francese ritrovata sul campo della battaglia di Magenta che figurano uni­tamente a divise austriache, francesi e piemontesi, a copricapo, a buffetterie, a figurini acquarellati del De Albertis in una grande vetrina, mentre in altra di uguale grandezza sono sistemate uniformi garibaldine, fra 16 quali ricordiamo quelle di Ippolito Nievo, di Giuseppe Cesare Abba, di Giuseppe Marcora, di Nico­strato Castellini caduto a Vezza d'Oglio nel 1866 inoltre, il bournus di Fran­cesco Nullo, Io stiffelius di Giuseppe Sirtori ed il berrétto di Giacomo Medici. L'uniforme del tenente Pietro Gabba morto a Custoza il 24 giugno 1866 ed alcune stampe completano la vetrina.
In questa sala è pure documentato lo sviluppo industriale in Lombardia nella seconda metà dell'Ottocento e il contributo degli studi intesi a favorire il pro­gresso economico e sociale.
Garibaldi a Bigione nel 1871, grande dipinto di Sebastiano De Alberti, sug­gella la fase gloriosa del Risorgimento italiano.
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Un ritratto rarissimo di Guglielmo Oberdan, distribuito clandestinamente a Trieste nel periodo della neutralità, la sentenza di morte dello stesso Oberdan, una stampa raffigurante ancora il Martire e contruddìstinta dal molto Fratelli