Rassegna storica del Risorgimento

LIVORNO
anno <1951>   pagina <503>
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LA CITTÀ. DI LIVORNO PER LA CAUSA DELLA LIBERTÀ DEI POPOLI OPPRESSI (1870-1876)
La città dì Livorno, com'è ben noto, prese parte cospicua alle cospirazioni, alle lotte, alle guerre per la libertà e l'indipendenza italiana: poche altre città diedero così forte contributo di combattenti alle tre guerre d'indipendenza e a tutte le cam­pagne garibaldine, dalla Spedizione dei Mille a quella di Mentana, sulla via di Roma. *) Questo spirito volontarìstico ed eroico dei Livornesi continuò anche dopo l'acquisto della Capitale vaticinata. Nello stesso anno 1870, verso la ime, quando il generale Garibaldi, dimenticando nella sua generosità le recenti maraviglie degli chassepots imperiali, fece appello ai suoi vecchi commilitoni per portare aiuto alla Francia, quasi stremata di forze, ben 82 livornesi risposero all'appello e si dichiararono pronti a partire: v'era, tra gli altri, Alessandro Moltedo che era stato della gloriosa schiera dei Mille.2)
Nel febbraio 1871, parti da Livorno una prima squadra, comandata dal tenente Corrado Dodoli, che aveva dato prova di indomito coraggio militare e di salde idee repubblicane. Poco dopo, si mosse la seconda, della quale facevano parte, tra gli altri, Alberto Valenti, Piladc Spadoni, Oreste Fedi, Temistocle Neri, Ezio Fora­boschi, Ferruccio Luperi, Oreste Ceccherini... Una terza squadra seguì, a breve distanza, le due precedenti: ne facevano parte Agide Giurovich, Andrea Cascinelli, Cantini, Bartelloni, ed altri giovani ardimentosi che combatterono bravamente per tutta la durata della campagna dei Vosgi.8)
Nei vari fatti d'arme, a cui presero parte, morirono Pietro Del Prete e Gal* l'i ano, furono feriti Pasq.uin.elTI, Mattci, Bianchini, Rati gei e Pianigiani; furono fatti prigionieri Beccani, Schiaffino Giovanni Mattcucci, ed altri, nel complessivo numero di ventidue, che, dopo la minaccia di essere condannati alla fucilazione dal Governo prussiano, per il valido interessamento di Garibaldi, poterono ricupe­rare la libertà e tornare alle loro case.
Quattro anni dopo,, verso la fine del 1875, intorbidatosi l'orizzonte politico nella regione balcanica, cominciarono a correr voci di movimenti insurrezionali da parte delle popolazioni soggette al malgoverno ottomano. All'inizio del 1876 giungevano in Italia le prime notizie che l'Erzegovina si era ribellata contro la schiavitù della Sublime Porta e che il capo degli insorti, generale Liubobratisch, aveva scritto a Garibaldi pregandolo, a nome degli insorti stessi, di mettersi alla testa del moto. A causa della sua malferma salute, Garibaldi non potè accogliete l'invito, ma, in compenso, incoraggiò la gioventù italiana, perché corresse in aiuto di chi bramava redimersi dalla schiavitù. Livorno rispose subito con entusiasmo all'ap­
pi ATTIMO DE FUSCO, Da Livorno a Mentana, Note storiche su documenti inediti, Livorno, Officine di P. Ormili. 190; e / Garibaldini Livornesi nel Risorgimento italiano, Livorno, Officine graf. G. Chiappini, 1918 ; E. MICHEL, Livorno nel Risor-gimntof in r Enciclopédia Italiana -. Appendice 1", Roma, 1938, pp- 800-801.
2) A. CRISTOFAKINI, Garibaldi e Livorno, Livorno, G, Chiappini, 1932, Gap. XII.
p. 180 e seguenti.
3/ I. pfcMNt, Camicie Rosse Livornesi, in Liburni Civitasn, rassegna di atti­vità municipale, Livorno, a. V. 1932, fase. Ili, p. 152.