Rassegna storica del Risorgimento

LIVORNO
anno <1951>   pagina <504>
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Ersilio Miche1
pello, e ad iniziativa di Giuseppe Bandi, elle dirigeva allora la Gozzetto Livornese, e dei fratelli Andrea Iacopo e Pasquale Sgarallino, molto amici di Garibaldi, venne presto costituito un Comitato insurrezionale. Ne fecero parte,-con loro Francesco e Arturo Ardisson, Michele Tattcci, Oreste Franchini, Giuseppe Bubbolino, Enrico Fischer, Valentino Arbulla, Luigi Fraschi, Giovanni Lubrano. Corrado Andreoni, Virgilio Vemassa ed altri.
Incoraggiamenti e consigli di Garibaldi, spediti direttamente ad Andrea Sga­rallino, e divulgati, in segreto, tra gli amici, accrebbero grandemente l'entusiasmo dei Livornesi ed il loro desiderio di partire al più presto alla volta dell'Erzego­vina, tanto più che in una di quelle lettere il Generale affermava che solo dal­l'Oriente doveva scoppiare la scintilla della liberazione di Trento e Trieste.1) Non fu posto tempo in mezzo e subito dopo la prima lettera, nel febbraio, fu fatta partire la prima squadra composta dal tenente Corrado Dodoli, Giovanni Lubrano, Fischer, il Bibbolino e FArbulla, che per essere di origine dalmata aveva dei parenti a Curzola e poteva dare schiarimenti sopra gli usi e i costumi delle popolazioni colle quali si doveva venire a contatto.
Garibaldi imparti istruzioni precise per la formazione della Legione e per tutta la condotta della campagna insurrezionale. Egli scrisse che Marco Zandinoni avrebbe indicato ai partenti il modo di imbarcarsi per Trieste, raccomandando di osservare in quella città la massima prudenza per non suscitare i sospetti della polizia austrìaca che vigilava attentamente per impedire la partenza di aiuti agli insorti. Aggiungeva che il Comitato triestino, presieduto dal banchiere Morati, doveva fornire le commendatizie per il Comitato di Zara, a capo del quale si trovava il sacerdote ortodosso Obranovich. I Livornesi dovevano attraversare tetta la Dalmazia fino a Castelnuovo del Catterò e sconfinare a Sottorisia, punto strate­gico per una facile ritirata, essendo situata ai confini austriaci, turchi e montene­grini, ed essendo anche facile l'imbarco sui bastimenti ancorati in quella costa.
Presto giungevano a Livorno notizie soddisfacenti della squadra del Dodoli, da parte dei Comitati di Venezia e di Trieste. Allora fu decisa la partenza della seconda squadra. Ne facevano parte, tra gli altri, i fratelli Iacopo e Pasquale Sga­rallino, il Vemassa, il Valenti, Pilade Spadoni, Oreste Fedi, Temistocle Neri, il Foraboschi, Ferruccio Luperi, Oreste Ce ecarini e il Fraschi che portava seco la storica bandierina della Morte, che aveva sventolato quasi dieci anni prima, sul campo di Mentana.
A breve distanza da questa, parti da Livorno una terza spedizione composta da Corrado Andreoni, Agide Giurovich, Andrea Cascinelli, Rodolfo Bartelloni, Francesco Ardisson (che fu, più tardi, sindaco della città) e altri 27 giovani ardi­mentosi, animali dal sacro fuoco di combattere' per la libertà di tutti i popoli oppressi.
L'Andreoni stesso ha lasciato alcune preziose memorie sulle vicende della spedizione da lui capitanata e sulle gesta compiute da tutta la Legione livornese. Egli scriveva, tra l'altro; Quando arrivammo a Castelnuovo del Cattaro, mentre scendevamo da Un vapore del Lloyd e ci accingevamo a sconfinare, un battaglione
i) A. CuiSTOFANWi, Op. eh., p. 189. Si può aggiungere che proprio allora la. Fratellanza Artigiana dì Firenze, ed anche quella di Livorno, iniziavano la cosimi-zinne di un Comitato di soccorso per l'Erzegovina. Cfr. LUIGI MINUTI, Il Comune Artigiano di Firenze della fratellanza Artigiana d'Italia, Firenze, Tip. Cooperativa, 1911, pp. 98-99.