Rassegna storica del Risorgimento
REDIPUGLIA ; GUERRA 1914-1918
anno
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1951
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pagina
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506
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IL PRIMO SANGUE ITALIANO PER LA CONQUISTA
DI REDIPUGLIA
Gorizia, vista in un'ampia visione strategica! è la porta di Trieste e dell'Istria. Un esercito che riesce a superare la sinclinale del Vippacco, giunto alla conca di Postumia, può agire per linee interne: a nord, puntando su Lubiana, minaccia le difese nemiche del bacino dell'alto Isonzo; a sud, operando nel settore istriano, mette in crisi le difese immediate di Trieste.
La piazzaforte naturale di Gorizia e un nodo ira il medio ed il basso Isonzo, formato dalle teste di ponte del Saboiino-Calvario e S. Michele e dalla linea più arretrata Monte Sauto-S. Marco-Monte S. Michele. Questo anello difensivo si congiunge, a Nord, con la Bainsizza, alla testa di ponte di Tolmino, dominata dal massiccio del Montenero, e, a sud, con la sistemazione marginale al Carso. La rottura dell'anello dì Gorizia spezza la catena in due tronconi che però potrebbe sempre riconnettersi con altre linee successive in difesa della valle del Vippacco: Stol-Gran Ciglione (Selva di Ternova, dove durante la prima guerra mondiale, era dislocata una grande Unità di riserva per la saldatura di un'eventuale rottura della difesa di Gorizia); Nanos Planina-Carso di S. Daniele.
L'importanza strategica della conca di Gorizia e della valle del Vippacco l'aveva ben compreso lo Stato di Venezia: riuscì a sfondarla l'Alviano ; ed il Giustiniani nelle guerre Gradiscane aveva ripreso lo stesso piano d'invasione, ma per mancanza di uomini non potè metterlo in opera ed i suoi concetti gemali si esaurirono in una logorante guerra di trincea che prelude il conflitto italo-austriaco di trecento anni dopo.
È risaputo che, quando nel 1915 lo Stato italiano dichiarò la guerra all'Austria, l'Esercito italiano non solo non aveva completata la mobilitazione degli uomini, ma non aveva neppure l'equipaggiamento e l'armamento necessario per affrontare l'avversario in una zona molto impervia com'è quella delle Alpi. Ciò nonostante, mentre il generale Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, prendeva l'iniziativa delle ostilità e dava l'ordine a tutte le Armate della Frontiera d'imprimere alle operazioni il massimo vigore, le operazioni subivano un arrestò in Francia, l'esercito Russo sconfitto a Gorlice batteva in ritirata e l'esercito Serbo, malgrado gli accordi del 12 maggio col Principe Alessandro, rome per tradimento, ai disponeva quasi in pace separata con l'Austria.
Intanto che si completava l'adunata, le truppe della II e HI Armata avanzavano verso Oriente. La cavalleria italiana, in avanscoperta, giunta all'Isonzo, presso Gorizia, non si azzardava a superarlo. Insufficiente fu. pure la sua opera nel settore di Monfalcone. La marcia delle Fanterie, nella pianura del Friuli orientale, fu ostacolata da qualche scaramuccia fra elementi avanzati. La sera del 31 maggio, ad esempio, in un tentativo austriaco di minare il ponte ferroviario sull'Isonzo, fra Villa Vicentina e Pieris, o di ri occuparlo, come si rileva da una relazione del Comando 17 Fanteria, datata 1" giugno, da S. Nicolò, - il Reggimento stesso hbe quattro feriti. Ma combattimento serio fu quello del 9 giugno, nella zona di Kedipuglia, e si constala dal numero delle perdite italiane. .Osserviamo, intanto, la lenta avanzata delle truppe italiane operanti in pianura, conscguente, probabilmente, all'incertezza sullo situazione e sullo forza del nemico, per difetto del Servizio Informazioni. Evidentemente, non è facile arrischiarsi quando alle spalle mancano