Rassegna storica del Risorgimento

MORANDI ANTONIO
anno <1918>   pagina <10>
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H> A. Sorbetti
t'erro ohe serve per chiudere i vetri della mia finestra-;.- ferro che levai, che storsi,, che aspettavo una notte propizia pei* metterlo in opera.
* ì?on tardò molto a venire. Pioveva che sembravansi rotte le ca­teratte; un continuo rumoreggiare di tuoni e di saette, ed una notte oseurissima; mi fu propizio quel tentativo. Vi misi tanta precauzione, che con mia sorpresa vi riuscii prima di quanto pensavo a aprire la porta. Sorto nel cortiléifpi, m'arrampico sai muro che lo divideva da un giardino di un particolare; mi lascio strisciare sopra un albero d'un ileo ohe v'era in detto giardino vicino al muro, e discendo in terra; tasto al chiaror dei lampi, trovo la porla del giardino, la apro e marciando su la punta de' piedi, mi trovo nella piazzetta che mi era stato detto chiamarsi di ì Andrea.
Mi sembrava d'aver fatto il meuo. Ero libero, ma in Venezia; ove non ero mai stato, né conoscevo nessuno per afìi dar mi. La pioggia ed il temporale cessarono, ed io mi diressi là dove credevo di poter trovare la via de* Soniavoni; passai davanti a diversi posti di guardia, e dopo molti giri e rigiri per strettissime strade, mi accorsi d'esservi giunto; Costeggiai la riviera ed entrai nella piazza di San Marco.
. Nella pericolosa situazione In cui mi trovavo, non potei stare di incantarmi per un momento all'aspetto di quei sontuosi edifieii e di *uel vasto recinto. Le botteghe e ì caffè erano tutti illuminati. Signore e signori, quantunque fosse piovuto e fosse circa le due dopo mezza­notte, passeggiavauo in su e in giù per la piazza; io guardavo cosi alla sfuggita per vedere se potevo incontrare qualche mio conoscente, ma lo vedeva impossibile. '
Al diminuir della folla, anch' io m'accostai alla riva, chiamai gondola e dopo esservi dentro ed allontanatomi dal posto, il barcaiuolo mi domandò ove volevo andare. Gli dissi a prendere un bagno dalla parte del lido. Allungatosi, ed essendo in luogo da non poter essere udito, benché si fosse gridato, confidai al gondoliere, dandogli in mano due zecchini, che io era un disertore e che bisognava che mi portasse a terra.
. A questa mia dichiarazione saltò sulle furie ; voleva rigirare la barca per portarmi: ove mi aveva preso, mi disse che lui era rovi­nato, e che io ero perduto, perchè ogni piattina lui era obbligato d'andare a denunziare alla polizia i giri che nella notte aveva fatti; e che io era impossibile che mi potessi salvare perchè in terra v'erano
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