Rassegna storica del Risorgimento
VENEZIAN FELICE ; GHIGLIANOVICH ROBERTO
anno
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1951
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pagina
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509
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LETTERE INEDITE DI FELICE VENEZIAN E DI ROBERTO GHIGLIANOVICH SULLA DIFESA DELL'ITALIANITÀ GIULIANA E DALMATA
Sul finire del 1915, in vista di Trieste irredenta, chiudeva eroicamente la nobilissima vita, colpito di palla nemica, il triestino Giacomo Venezian: colui che, adolescente appena, aveva subito da parte della giustizia absburgica un processo di alto tradimento e quindi, trasferitosi in Italia dove aveva professato diritto civile dalle cattedre universitarie di Camerino, di Macerata, di Messina e di Bologna tutte le sue energie aveva consacrato al riscatto della città natale dal* l'oppressione austriaca. *)
Ma il nome di Giacomo Vene/iati che ripeteva quello dello zio, caduto di piombo francese sugli spalti del Vascello è particolarmente legato, come ognuno sa, alla fondazione della Dante Alighieri .
Fu lui, infatti, che nel 1888 durando ancora l'eco del II Congresso della Pro Patria , tenutosi a Trieste rivolse da Macerata a Giosuè Carducci la famosa lettera per incitarlo ad appoggiare dell'autorità sua quanti davano opera alla creazione di un organismo che affiancasse nel Regno l'azione svolta dalla Pro Patria nelle terre italiane soggette all'Austria e, avendo sede in Balia, potesse godere di maggiore libertà e promuovere più vaste iniziative: Questo io Le chieggo, risolutamente: che chiami la Nazione alla riscossa, mostrando il pericolo che corre, di fronte a tanti nemici congregati, la nazionalità italiana... Io Le domando di èssere il generale in capo di questa campagna... Importa che l'iniziativa parta da Lei, che tutti gli Italiani s'accordano nel collocare al di sopra e al di fuori dei partiti, ma è bene che parta da Roma, non da Bologna, perchè alla voce della Capitale, il Paese risponde pia sollecito.2)
Pochi mesi più tardi, il 9 gennaio 1889, il Venezia! inviava al Carducci da Matetica i/ programma per la Società Dante Aligheri, invitandolo a mandare il suo verbo a Roma, perchè un lievissimo ritardo potrebbe, lasciando tempo ad attriti già sortì, d'inasprirsi, fare che tutto vada a fascio, ancora una volta.
La Dante Alighieri è già nata, con il suo nome glorioso impostole da Giosuè. Seguirà nel luglio il Manifesto agli Italiani dettato dal Chiarini,3) e l'Associazione, retta da un Consiglio provvisorio sotto la presidenza di Ruggero Bonghi, *) inizierà la sua vita operosa.
Da quel momento Giacomo Venezian si ritrarrà in disparte, tanto che per lunghi anni si ignorerà la parte decisiva da lui assunta nella fondazione della So*
*) Su Giacomo Venezian sono fondamentali i due volumi, editi rispettivamente dai Comitati della Dante di Bologna e di Messina: G, V,: lettere, commemorazioni, discorsi, Bologna, 1916; e In memoria di G. V., Messina, 1934.
*) Cfr. la Proposta a Giosuè Carducci per la fondazione della Società Nazionale Dante Alighieri* pubblicata dalla Nuova Antologia del 16 giugno 1935.
) Giuseppe Chiarini, aretino (1833*1908), amico e biografo del Carducci, fu filologo e poeta, noto specialmente per le sue traduzioni dullo Heine.
*) Ruggero Bonghi (1826*1895), il famoso scrittore napoletano ed uomo politico, che fu l'u11 imo minestro della P. I. detia Destra, presiedè la Dante unico esponente del moderati in un ambiente di netta tendenza radicale: e appunto per questo venne chiamato alla presidenza dalla fondazione della Società fino alla sua morte.