Rassegna storica del Risorgimento
VENEZIAN FELICE ; GHIGLIANOVICH ROBERTO
anno
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1951
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510
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Renzo U. Montini
cietà: ancora nel 1922 Gian Francesco Guerrazzi nei suoi Ricordi di irredentismo D dovrà dedicare un capìtolo al Venezian e al Carducci Il babbo e il padrino della Dante per rivendicare al primo il merito di avere fondato l'Associazione, non ostante che la parte da Ini avuta al riguardo fosse emersa in occasione della sua morte e consacrata nel volume dedicatogli nel 1916 dal Comi* tato dantesco dì Bologna. Dove leggiamo, tra l'altro, mi particolare gustoso: che egli narrava rìdendo di aver dovuto sovente levare il calice ed applaudire a brindisi che esaltavano i fondatori della Dante, promossi da chi evidentemente ignorava di sedere a mensa con il fondatore autentico. - -
Non volle figurare nel Consiglio provvisorio, né in quello eletto dal primo Congresso sociale (Roma 1890): ultima manifestazione ufficiale prima di occuparsi esclusivamente dei Comitati delle città in cui trasferi successivamente la propria residenza il luminoso articolo sugli scopi della Società che egli dette a Ettore ToIonici il 23 marzo 1890 per il primo fascìcolo de La Nazione italiana, diretto dal patriotta trentino.
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Ma se Giacomo Venezian rientrò così volontariamente nell'ombra, la giovane < Dante potè avvalersi invece moltissimo, nei primi anni della sua esistenza, del l'opera di un altro dei Venezian, il cugino Felice, che già era stato fra i più attivi dirigenti della Pro Patria prima che il Governo di Vienna ne decretasse, nel 1890, lo scioglimento.
Anima dell'irredentismo triestino, non si mosse mai dalla sua città, dove ricoperse importanti cariche pubbliche, sempre confortato dalla fiducia dei concittadini: ma ciò non gli impedì di mantenere contatti strettissimi con i Giuliani viventi nel Regno e di fornire notizie riservatisBime e" preziosi consigli ai dirigenti della Dante Alighieri . Purtroppo, per una comprensbilc ragione di prudenza, i processi verbali delle adunanze del Consiglio Centrale tacciono ostinatamente ciò che, oggi, più ci interesserebbe conoscere, vale a dire quanto si riferisce alla azione irredentistica della Società; così come fu accuratamente evitato, nel testo degli statuti sociali, ogni diretto accenno alla difesa dell'italianità dei fratelli viventi dentro i confini absburgici non ostante le proteste al riguardo di Salvatore Barzilai, che questa azione di tutela avrebbe voluto chiaramente espressa 2) , e nei rendiconti finanziari presentati di Congresso in Congresso all'approvazione dei soci ai parlò sempre genericamente di erogazioni per il conseguimento dei fini so-
l) GL'EIJKAZZI G. F,. Ricordi d'irredentismo : i primordi della Dante Ali* altieri , Bologna, 1922. 11 Guerrazzi fu segretario della Dante dal 1891 quando la chiamato dal II Congresso della Società a sostituire Pietro Pietri sino al 1894, nella qual data si. dimise ed ebbe a successore Arturo Galanti,
Si Salvatore Barzilai, triestino ( L860-1939), di porte repubblicana, fu per molte legislature deputato di Roma, rivestendo il suo mandato parlamentare un preciso significato irredentistico. Ministro senza portafoglio nel gabinetto Salamini, delegato italiano alla conferenza di Versailles, fu- nominato senatore nel 1920. II Barzilai sostenne apertamente la tesi di cui qui si fa cenno nel I Congresso della Dante, asserendo che la Società dovesse precipuamente indirizzare la sua onera alla lotta fra l'italianità e Io slavismo, e non temere di chiarirla nell'esposizione dei suoi fini, allo scopo di dissipare Za confusione che in generale è circa agli intenti veri della Dante, (cfr. BARABBA I, ha Dante Alighieri: relazione