Rassegna storica del Risorgimento
VENEZIAN FELICE ; GHIGLIANOVICH ROBERTO
anno
<
1951
>
pagina
<
516
>
516
Renzo U. Montini
e mezzi avanti il 13 giugno 1897 Io stesso Giuglianovich scriveva diretta' mente al SanmìniatelH che il Governo italiano potrebbe giovarci immensamente, influendo affinchè da Cettigne venga ai serbi un diretto monito contro qualsiasi accordo coi croati della Dalmazia... Se, interessato da Roma, il principe Ni/cita dicesse chiaro ai suoi amici delle Bocche (di Cattaro) e di Ragusa, che di compromessi coi croati egli non ne voleva sapere, e che l'intesa tra autonomi e serbi doveva continuare, io sono persuaso che l'augusta voce sarebbe rispettosamente accolta.
In questa lettera il Ghiglianovich prometteva al Sanminiaielli quel memoriale sulla questione dalmata, che già avevamo visto preannunzialo anche dal Venezian al Nathan: esso non esiste nell'archivio di palazzo Firenze, ma ne fa le veci un ampio pro-memoria stilato dal Sanminiatelli medesimo e condotto evidentemente sulla falsariga di quello composto dal patriota zuratino. Ne riproduciamo qui' di seguito qualche brano riguardante le elezioni, a maggior chiarimento di quanto detto sin qui e di ciò che avremo occasione di citare tra breve.
Essi (gii italiani di Dalmazia/1 hanno, se ne può essere ben certi, abbandonato assolutamente ogni velleità separatista, e nulla altro chiedono fuorché di essere riconosciuti di fatto, e non a parole, come nazionalità avente diritto a trattamenti legali a norma della legge fondamentale dell'Impero. Essi difendono l'ordine politico-amministrativo presente, cioè l'autonomia provinciale della Dalmazia; e contrastano il divisamento degli avversari slavi, che vorrebbero turbare Fossetto interno della Monarchia, caldeggiando l'annessione della Dalmazia alla Croazia' Slavonia.
Per ciò appunto, gli italiani si dimandano autonomi; e la parte più polente degli slavi, croati. Verso questi ultimi, il governo largheggia di favori, seguendo anco in Dalmazia la stessa pericolosa politica si avo fila, che in tempo non lontano riuscirà forse fatale all'Austria.
Nonostante tutti questi ostacoli, il partito autonomo è ancora assai vivo e sicuro di sé: e non soltanto di Zara ha conservato la padronanza, ma in diverse altre città è riuscito a recuperare, in questi ultimi anni, una discreta influenza. I quali successi parziali, che davano buon affidamento per maggiori rivendicazioni, dovevansi particolarmente attribuire al fatto della divisione degli slavi in due fazioni nemiche tra loro: i croati (suddivisi alla lor volta in moderati e radicali), ed i serbi. Questi ultimi crescono di forza a misura che ci si avvicina ai lidi meridionali della Dalmazia, dove (Bocche di Cattaro e Ragusa) sono numerosi i fautori dell'idea nazionale serba, ortodossi e anche cattolici, devotissimi tutti ai cenni del principe Niccolò del Montenegro.
L'accordo fra serbi e autonomi dura da un pezzo, vantaggiosissimo agli uni e agli altri: massime ai primi, avendo essi sempre confessato essere loro neces-saria la cultura italiana come veicolo di comunicazione coli'occidente.
Dopo essersi soffermato sullo spirito patriottico degli Italiani con parole di vivo elogio per il Ghiglianovich ed Ercolono Salvi ed aver accennato alla silenziosa opera di penetrazione spirituale della Russia attraverso l'azione delle Bocictà panslaviste, il memoriale elenca talune provvidenze che sarebbe necessario attuare a difeso della italianità dalmata: istituzione di scuole italiane, erogazione di aiuti finanziati sopra t tu ilo per contribuire alle spese elettorali degli autonomi, soggetti a continue consultazioni per le frequentissime dissoluzioni di Consigli municipali invisi alle autorità austriache; potenziamento della stampa