Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALISMO
anno
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1951
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pagina
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528
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Renato Mori
dire di tutte le forze dello stato.]) Dal ohe è evidente che le riforme che dovranno apportare il benessere e la felicità al popolo non si vuole siano realizzate dal popolo stesso, ma dall'alto, da ehi possiede i necessari lumi e che, secondo un preconcetto illuministico, non può che uscire dalla classe dei filosofi, ossia, più modestamente, dei borghesi. E qui, evidentemente, non solo i concetti, ma anche la terminologia è di tipica impronta settecentesca. 2)
Con ciò non intendo asserire che i tre giornali fiorentini in esame manifestino atteggiamenti di pensiero esclusivamente illuministici, perchè in realtà già attorno al 1830 si erano formati a Pisa e a Firenze piccoli centri sansimoniani e le opere del Fourier, dell'Enfantin e del Lamennais erano alquanto conosciute nel Granducato ma affermare da ciò che questi scrittori abbiano impresso profonda influenza nel pensiero toscano non è possibile perchè gli stessi giornali in esame, che avrebbero dovuto essere i piò coscienti propagatori delle teorie dei socialisti europei, dimostrano una frettolosa e superficiale conoscenza degli scritti di questi e seguono indirizzi ideologici che si avvicinano ora ad una ora ad un altra scuola socialistica senza avvertire le sostanziali differenze intercorrenti fra di esse. Così, ad esempio, si può osservare che La Democrazia Progressiva, mentre seguiva una forma di socialismo cristiano che riecheggiava lontanamente l'evangelismo socialistico del Lamennais, diffondeva le dottrine del Fourier e, in polemica con La Vespa, difendeva l'acceso anticlericalismo del Montazio, 3)
Per questa scarsa e superficiale conoscenza degli scritti dei socialisti europei e per il continuo riaffiorare di principi e di preconcetti iUuministici sorge a poco a poco l'impressione che i socialisti toscani del 1848 citino le mal assimilate letture straniere solo per dare nuovo lustro e sapore di più viva attualità ad un indirizzo ideologico maturatosi in loco e di derivazione settecentesca.
IDI. L'impressione diviene poi certezza quando si passa a confrontare gli scritti dei giornali socialisteggiariti fiorentini del 1848 con quelli degli economisti leopoldini di più larga sensibilità sociale ed in special modo di Aldobrando Paohni. Costui, a quanto mi consta, non è mai citato dai giornali in esame, ma in essi si ritrovano espressióni e concetti che il Paolini aveva usati tali e quali nel suo libro sulla legittima libertà del commercio.. Così, ad esempio, l'articolo de II Sabatino del 24 dicembre 1847 che lamenta l'ineguale e dispostico reparto di fatiche e di ricchezze
2J II Popolano del 5 feb, 48, n. 5. Altrove lo stesso giornale scrive che l'insegna della Democrazia porta scrittoi progresso di ciascuno per opera di tutti; ma aggiunge: svuotando di senso l'opera di tutti; sotto la scorta dei migliori e dei più saggi, 20 luglio 1848, n. 64.
2) In questa avversione verso ogni azione diretta del popolo a favore dei propri interessi, i socialisti toscani si avvicinano ai moderati che nutrivano, pur essi, propositi di miglioramento delle classi operaie mediante iniziative dall'alto. Solo che mentre per i moderati questo miglioramento è più o meno sentito come dovere morale e suggerito da considerazioni etico-religiose per i socialisti esso è una esigenza storica alla quale i possidenti sono tenuti volenti o nolenti a soggiacere. Già negli senta dei socialisti toscani, si veda ad esempio l'articolo de L'Alba del 28 maggio 1848, si presente quel determinismo che informerà di lì a poco il pensiero socialista tedesco.
3) La Democrazia Progressiva, 11 dicembre 1848, n. 9.