Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <529>
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La stampa socialisteggiante {radicate) nel 1848-1849 529
fra gli speculatori e i prodottoti (operai) ripete idee ed espressioni tratte dall'ottavo capitolo del secondo volume de La legittima libertà del commercio del Paolini. l)
Ma, oltre a questo coincidenze di espressioni e di concetti, che da taluno potreb­bero essere considerate prodotte da manifestazioni analoghe ma indipendenti dell'uma­nitarismo settecentesco, c'è un comune atteggiamento cri ti co nei confronti di un istituto peculiare dell'economia toscana, la mezzadria, che non trova alcun riscontro negli scrittori stranieri e che appare suggerito da uno stesso atteggiamento ideologico. Nella sua opera sulla legittima libertà del commercio, il Paolini aveva considerato la mez­zadria un istituto troppo oppressivo per il colono, uno pseudo contratto estorto a questo dalla ignoranza e dal bisogno che doveva essere o eliminato o trasformato. Nel 1847, quando quasi nnanimnmente si lodava il sistema della mezzadria per i suoi benefici effetti sociali ed economici, il Salvagnoli riprendeva la critica alla mez­zadria ripetendo sostanzialmente gli stessi argomenti già usati dal Paolini. 2) Il che rivela, a mio avviso, un inequivocabile rapporto tra i nuovi riformatori toscani, fra i quali si considerava allora il Salvagnoli, e l'illuminista pistoiese da poco scomparso.
È inoltre, da rilevare che i socialisti toscani del 1848 manifestano nei confronti delle dottrine socialiste europee la stessa tendenza ad accogliere soluzioni eclettiche, lo stesso cauto atteggiamento critico che gli economisti leopoldini avevano già usato nei confronti delle varie teorie illuministiche. Le considerazioni de La Democrazia Progressiva Noi non crediamo le teorie socialistiche applicabili all'Italia senza quelle modificazioni che esige il suo stato particolare e, diremo cosi, hi sua idiosincrasia ripetono identiche osservazioni fatte a proposito delle teorie iisiocratiche e di ogni dottrina in genere dal Paolini e da Ferdinando Paoletti. 3)
Ora è evidente che mentre questo atteggiamento empiristico, riaffermato con le stesse espressioni dagli economisti leopoldini, rileva la derivazione dei socialisti to­scani del 1848 dai primi, la coscienza dell'inapplicabilità delle dottrine socialistiche straniere al proprio paese si concilia con la approvazione delle medesime solo se con esse s'intenda dar forma ad un pensiero maturato a contatto di una diversa realtà sociale, il che conferma l'origine autoctona del movimento stesso.
Potrebbe apparire dubbio che da una corrente dottrinale universalmente rico­nosciuta come sostenitrice del liberismo e proprio nel 1847 salutata a Firenze dal Cobden come vessillifera di questo movimento, sia derivata una corrente di pensiero socialisteggiante, ma il dubbio dilegua quando si ponga mente che nel movimento dottrinale fiorito attorno alle riforme leopoldine confluiscono tendenze liberistiche e tendenze umanitarie, e queste ultime, in taluni autori, assurgono a forte istanza so­ciale. Si può dire senz'altro che l'opera del Paolini contiene i germi di tendenze socialistiche, *) anche se per lungo tempo si ritenne espressione di indirizzi liberistici.
1 ) A. PAOLINI, Della legittima libertà del commercio, A. G. Pagani, Firenze, voli. 2, 1785-86, voL II, pp. 306-338.
2) Si confronti A. PAOLINI, Della legittima libertà ecc. cit., voi. II, pp. 496 e segg-, SALVAGNOLI, Discorso sullo stato della Toscana nel marzo 1847.
*J Cfr. A. PAGLINI, Della legittima libertà ecc. cit., voi. I, p. Ili, e F. PAOLETTI, I veri mezzi di rendere felici le società, appendice apologetica al libro dei Pensieri sopra l'agricoltura, Firenze, Stecchi e Pagani, 1792, p. LVI-VII.
*) Per comprendere le tendenze socialistiche del Paolini basta scorrere l'VIII capitolo del secondo volume del libro più volte citato sulla libertà del commercio. Detto capitolò è tutto una violenta requisitoria contro lo sfruttamento delle classi ricche a danno delle classi operaie.