Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALISMO
anno
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1951
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pagina
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530
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Renato Mori
Le discussioni all'Accademia dei Georgofili del 1824 fecero comprendere quanto il Paoiinì fosse lontano dal sostenere un pieno liberismoJ) ma si fraintese dai più il movente ideologico che spingeva l'economista pistoiese a ripudiare la condanna di ogni forma di intervento statale nell'economia e si disse che era tornato ai preconcetti mercantilistici. Coloro, però, che andavano a rileggere l'opera del Paolini e vi trovavano scritto che compito dello stato è quello di dividere le fortune per renderle il più equamente distribuite,2) comprendevano che l'intervento statale nell'economia non era richiasto per fini utilitaristici volontaristici, ma per fini sociali umanitari, ed appariva loro chiaro che anche il Paolini aveva fatto parte di quel gruppo dt giovani che nell'Università di Pisa erano stati indirizzati dall'insegnamento del Lampreda e del Sarti allo stadio dei problemi politici con larga comprensione dei diritti dell'uomo e sicura fede nel progresso umano.
Del gruppo rimanevano solo il Buonarroti e il Paolini, e mentre il primo trascinava per l'Europa la sua inquietudine e le sue audaci utopie, nella paciosa Toscana di Leopoldo II, al Paolini, piegato dai malanni ed in sospetto della polizia dopo le dure esperienze del carcere del 1799, non restava altro che tener destala corrente umanitaria ed il ripudio del trionfante liberismo era già atto di coerenza e di fermezza morale.3)
Solo l'esistenza di un sentito problema sociale avrebbe potuto far germogliare dall'umanitarismo settecentesco un rigoglioso movimento sociale; ma nella Toscana del secolo scorso tale problema non era sentito perchè mentre il calmo trapasso dal sistema feudale cittadino a que'lo borghese liberistico aveva eliminato ogni contrasto fra le classi nobili e quelle borghesi, la mancanza di un vasto proletariato cittadino e la grande diffusione di una felice forma di conduzione associazionistica dei fondi rurali avevano reso impossibile il verificarsi di quegli abusi che la libertà del lavoro aveva introdotti in Francia ed in Inghilterra. II vecchio mondo era cosi tramontato senza provocare sentimenti e risentimenti di classe come per lento sommovimento che inavvertitamente riplasmi la forma e l'essenza delle cose e in questo pacifico trapasso, dalle accentuazioni individualistiche ed antiassolutistiche degli economisti leopoldini si era affermata la prevalente corrente liberale toscana, mentre dall'istanza sociale dei m edesini era lentamente germogliato, con qualche breve sprazzo e lunghe pause, un movimento radicale che nel 1848 prenderà forma e linguaggio dal socialismo europeo.
IV. Si può, quindi, affermare che i socialisti raccolti attorno a L'Alba, Il Popolano e ha Democrazia Progressiva più che utopisti estranei alla realtà sociale nella
') Cfr. Alti dell'accademia dei Georgofili, II serie, volume V, p. 155. Rilevo che proprio nella stessa sede e negli stessi anni il Momo, che assume atteggiamenti ideologici non lontani da quelli seguiti dal Paolini, combatte il liberismo. Cfr. L. BUL-FERETTI, Contributi aUa storia dal pensiero sociale del Risorgimento, II, Giovanni Marno, in Società, a. IV, n. J, pp. 108 e sgg.
2) A. PAOLI NI, Della legittima libertà ecc. ci t., voi. Il, p. 46. Nel libro più volte citato il Paolini attribuiva allo Stato il compito di dividere le fortune... . In una copia del libro, esistente alla Nazionale di Firenze, fondo Rossi Cassigoli un. 940-941, postillata dall'a. è aggiunto in nota, alla frase riportata:per ripartirle il più equamente possibile.
3) L'ultima manifestazione doDo spirito umanitario del Paolini fu l'iscrizione dettata per la sua tomba nella quale si ricorda che egli si dedicò sempre all'amore di Dio e degli uomini e agli studi utili all'umanità.