Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALISMO
anno <1951>   pagina <534>
immagine non disponibile

534
Renato Mori
stanzialmente, quelli delle precedenti elezioni. Essi, scrivevo L'Alba, non sono quali il bisogno del tempo richiede.
Una giusta indignazione e molte gravi apprensioni si svegliano. Se i buoni citta­dini non vogliono vedere accendersi anche a Firenze la face della discordia è d'uopo che s'intendano. Ormai conoscono chi ha fatto mala prova nella passata assemblea ... bisogna cambiare uomini. U Chi fossero coloro che avevano fatto mala prova è espli­citamente detto in un foglio volante, uscito forse dalla stessa tipografia de L'Alba, ove le micaccie di questo giornale assumono una precisa determinazione e si fa un elen­co di dodici nomi aborriti ed indegni che si inizia con quelli del Salvagnoli e del Lambru-schini per finire con quello del Severi. 2)
Che la nuova afférmazione dei moderati fosse dovuta al ristretto suffragio sta­bilito dallo statuto toscano si può ammettere; però che la concessione del suffragio univer­sale potesse portare al parlamento una maggioranza radicale è legittimo dubitare. indi­scutibile che certi atteggiamenti demagogici dei socialisti toscani avevano fomentato fra le classi operaie cittadine un forte malcontento ed uno spirito di intemperanza e di rivolta, ma bisogna tener presente che la campagna, ove mancava un sentito problema sociale, era chiusa alla propaganda socialista ed era anzi eccitata in senso contrario dai benpensanti che la consideravano ancora molto necessa­ria a reprimere la baldanza dei matti delle città. 3) La concessione del suffragio universale non avrebbe, quindi provocato un forte cambiamento nella composizione parlamentare perchè alle preferenze socialiste degli operai cittadini si sarebbe opposta la schiacciante maggioranza conservatrice della campagna.
D'altra parte, il sommovimento delle classi operaie non rappresentava per i socialisti toscani un elemento di forza perchè veramente mancava in essi l'intenzione di sfruttare a fondo la situazione rivoluzionaria tanto che si affrettavano a; condan­nare ogni disordine e a proclamarlo opera di inesistenti comunisti. Può darsi che que­sto atteggiamento fosse suggerito dal timore di non poter controllare il movimento popolare per hi mancanza di una salda organizzazione politica, ma più sicuramente esso era determinato dalla concezione aristocratica dell'azione politica che li spin­geva a scorgere nell'intervento della massa alcunché di irrazionale e di violento che turbava il graduale svolgimento del progresso umano. In fondo anche i socialisti toscani del 1848, dopo aver predicato l'abbattimento della casa, si spaventavano alla caduta dei primi calcinacci e ciò fini col stancare le classi operaie che si accorsero come gli acclamati rappresentanti del popolo fossero tranquilli borghesi facili ad un rivoluzionarismo verbale, ma contrari ad ogni diretta iniziativa popolare.
Dopo le elezioni di novembre, attraverso il più intransigente tono della stampa socialisteggiante, si notano le prime incrinature ncll'ostcntato ottimismo rivoluzio­nario. Il Popolano si dimostra scontento anche del governo Guerrazzi e tenta di spostare il centro della vita politica dal parlamento ai circoli del popolo contribuendo
') L'Alba, 22 nov. 1848, n. 379.
3) I candidati ai quali il foglio volante nega il diritto di rappresentare il popolo toscano sono: Salvagnoli, Lambruschini, Vanni, Lorini, Capei, Landini, Marzocchi, Forinola, Bastogi, Busacco, Odoldi, Severi. Un altro avviso portante la data del 22 novembre 1848, dopo aver ricordato chela fazione dei ricchi stava nuovamente trion­fando, invita tutto il popolo ad una consulta universale fraterna, ammonendo che chi non corre a questo appello non è popolano e tradisce gli interessi del popolo.
s) Cfr. Carteggi di B. Mcasoli, cit.t Voi. Ili n. 543.