Rassegna storica del Risorgimento
QUESTIONE DALMATICA ; BAIAMONTI ANTONIO ; DALMAZIA ; TOMMASEO N
anno
<
1951
>
pagina
<
539
>
La questione dalmatica, ecc. 539
per sacra bandiera: fino all'ultimo combatte per essa, sovr'essa piange.. Non solo i gentiluomini ital innati amavano Venezia così; gli era il popolo, che voi dite negletto da essa, i più di tutti anzi erano pretti Slavi. Per rispetto del popolo, rispettate dunque Venezia, disgraziati (p. 19).
E per quanto concerne la presenza storica della comunità, italiana in Dalmazia il Tommaseo afferma: Non solamente c'è sempre stala, anche dopo gli Avari, una Dalmazia italiana; ma e le tradizioni religiose e civili e intellettuali tra questa Dalmazia e l'Italia, e i vincoli di consanguineità si vennero via via rinfrescando per le migrazioni e gli esilii; giacché, come tutti i paesi di confine, la Dalmazia è terra d'esuli (p. 27). E continua a pag. 40: Fu già notato che non la dominazione dei Veneti è che introdusse l'uso in Dalmazia dell'Italiano; e il trovarsi nei documenti anteriori a quella, forme di dire italiane, come nelle carte scritte da italiani in latino, il trovarsi usata questa lingua in Ragusa, che ai Veneti non sottostette, dimostra come l'antica stirpe dalmatica non fu dagli Avari tutta schiantata, e come per conseguenza il diritto storico dei Croati non abbia radici, ma sia un palo secco piantato per reggere le nuove tende (motivo storico).
3. La situazione dei contadini slavi di Dalmazia non è dissimile da quella di altri Paesi, Croazia compresa; pertanto l'unione non porterebbe alcuna utilità all'economia agricola della Dalmazia.
Egli (il Voinovic) sa che dicendo mezzeria, noi diciamo poco, e che non pochi coloni in Dalmazia hanno fatto più larghi guadagni o per espresse stipulazioni o per prescrizioni o per condiscendenze dei divoratori delle anime loro (p. 49). Egli sa che non tutti i rustici in Croazia gavazzano nell'abbondanza e fioriscono sotto le rugiade melliflue dello Statuto. Egli sa che in Dalmazia, segnatamente allorché dominava Venezia, il villico aveva arme di pregio e nel vestire argenti e ori, e che quegli ornamenti della prodezza fedele e della forte bellezza non gli furono involati da Italiani usurai (p. 50) (motivo sociale).
4. Nel campo delle arti e del commercio l'attività degli Italiani non ostacola quella degli Slavi. Anzi, rivolgendosi al Voinovic, esclama:
L'autore sa che ai di nostri gran, parte del commercio è in mano di slavi, i quali lo esercitano coll'aiuto della lingua italiana e tenendosi in buoni termini coll'Italia, l'esercitano senza che i parlanti italiano abbiano tentato o tentino d'impedirli, e vorrei che sentissero non astio, ma emulazione operosa (p. 51).
Ma per sviluppare i commerci e la marineria non è necessaria l'unione, perché essa non appiana da sé le montagne, non approssima le distanze (p. 51). (Motivo economico).
5. La diversità fra dalmati e croati è determinata dalla storia, dalla geografia, dalla civiltà, dalle costumanze, dalle attività economiche e dal miscuglio di stirpi, per cui si può affermare che la Dalmazia, prima che croata o italiana, é dalmatica (p. 62 e segg.). Le unioni future fra croati piumoni e croati dinarici non dovranno prescindere dalle condizioni geopolitiche suesposte (p. 99). (Motivo politico).
6. La Dalmazia rimanga ai dalmati e cessi l'odio tra i figli della stessa terra. A pag. 109 egli ribadisce questo concetto:
Io dissi che in nessuno dei Dalmati odierni può giurarsi che gocciola di sangue slavo non viva; ma di qui non viene che del sangue dalmatico Zagabria sia il cuore: seguirebbe piuttosto che l'odio dei dalmati slavi contro i dalmati