Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE DALMATICA ; BAIAMONTI ANTONIO ; DALMAZIA ; TOMMASEO N
anno <1951>   pagina <540>
immagine non disponibile

540
Giovanni Paladin
italiani è odio suicida. Io dissi ohe la presente Dalmazia non si deve accodare all'Italia; come se per questo dovesse accodarsi a Croazia e diventarne subito coda vivente e netta d'immondizie >. (Motivo morale).
7, La Dalmazia ha il compilo di fungere da -mediatrice Ira il mondo italico e il mondo balcanico.
Le nazioni, così come le famiglie, dice il Tommaseo a pag. 32 miste di due o più schiatte, sono da Dìo destinate conciliatrici: e il conciliare più genti è maggior bene che incivilirne una sola. Ma se della Dalmazia faecsscsi, come taluni vorrebbero, un muro contro Pi.ncivilinien.to latino, cioè dell'Europa e del mondo, Dalmazia snaturerebbe se stessa, rinnegherebbe la storia propria ch*è tutta storia di conciliazione tra Italia e Slavi a, tra Oriente e Occidente, tra le forze del braccio e le forze dell'ingegno, tra la gagliardia del resistere e la virtù dell'amare .
In proposito cita le parole dello stesso Voinovic: ... i Dalmati, orbando se stessi dell'incivilimento italiano e rigettando gli educati da quello, farebbero come i naviganti che buttassero in mare il capitano della nave e il pilota (Motivo civile).
Da quanto suesposto in forma succinta si rileva la viva preoccupazione- del Tommaseo per l'odio insano che sta scavando un abisso fra italiani e alavi. Profe­ticamente esclama a pag. 34: Schiacciate gl'italiani: non farete male all'Italia, ma a voi stessi, vi sequestrerete a bello studio da una parte del mondo gentile e umano; nella civiltà creerete, con grande sforzo d'arte, un'oasi di barbarie.
n. ANTONIO BAIA MONTI
Quando queste polemiche fra annessionisti pancroati da una parte e auto­nomisti filoitaliani dall'altra erano in pieno sviluppo, comparve sulla scena politica della Dalmazia la grande figura di Baiamonti. Con quell'intuito che caratterizza gli autentici politici, egli intrawide il punto debole della tesi autonomista del Tom­maseo e corse ai ripari. Se il programma politico mirante alla costituzione del Triregno (Croazia, Slavonia e Dalmazia) offriva il fianco a mille critiche, fai quanto sacrificava la libertà della Dalmazia sull'altare dell'unità nazionale pancroata, l'au­tonomismo dalmata a sua volta appariva vulnerabile sul piano sociale. Le discre­panze d'interessi fra le classi possidenti delle città e le plebi rurali balzavano evidenti agli occhi dei politici più avveduti. Tutta l'azione politica del Baiamomi mirò pertanto a deviare l'arma della giitstixia sociale maneggiata dagli avversari e a far convergere l'attenzione popolare sul problema della libertà che si concretava nel motto La Dalmazia ai Dalmati e che trovava la sua estrinsecazione nella Dieta.
Ma, per comprendere il corso degli eventi politici, bisogna risalire al 1851, quando, ritornato a Spalato da Signi, dov'era stato medico condotto per un bien­nio, fi Baiamonti s'immerse nella lotta politica che scuoteva la Dalmazia tutta.
Pochi anni più tardi egli diede inizio al rinnovamento edilizio della sua città njatale. Ospedali, piazze, moli, scuole, banche, società commerciali, gabinetti di lettura, teatri e via dicendo, furono costruiti grazie all'attività indefessa e al -finan­ziamento personale del Baiamonti.
Nel 1860, contrariamente alle opinioni dei conservatori, egli, tutto pervaso da spirito mazziniano cosi ostico al Tommaseo, fondò l'Unione Liberale, alla