Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE DALMATICA ; BAIAMONTI ANTONIO ; DALMAZIA ; TOMMASEO N
anno <1951>   pagina <541>
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La questione dalmatica, ecc. 541
quale aderirono anche gli slavi nazionali, cioè autonomisti. In quell'anno venne eletto podestà di Spalato, carica che conservò per 22 anni ininterrottamente. Allora alla Dieta gl'italiani erano rappresentati da 29 deputali su 42.
Disgraziatamente la battaglia di Lissa segnò l'inizio del tracollo della classe dirìgente dalmata di orìgine italiana. Con le navi di Persano affondarono anche le speranze dei patrioti dalmati. Lo stesso Baiamomi, ch'ebbe contatto col Persano per mezzo di due emissari, il Giovannizio e il Boxich, fu preso di mira dalle autorità governative della Dalmazia. Con due decreti le autorità austriache impo­sero la croatizzazione di alcune scuole e la conoscenza del croato per adire ai pub­blici uffici.
Difatti dopo la trasformazione dell'Impero in Monarchia costituzionale dua­lista Impero d'Austria e Regno d'Ungheria il movimento autonomista dal­mata (che era lo strumento politico della classe dirigente di orìgine italiana) fu preso di mira dalle autorità governative di Vienna. Gli annessionisti croati, che fino allora avevano propugnato l'unione della Dalmazia al regno di Croazia e Slavonia, innalzarono la bandiera del lealismo austriaco contro le mene separatiste degli autonomisti. Per i croati di Dalmazia autonomismo significava separatismo, mentre il partito annessionista, battezzatosi democratico e progressista, si procla­mava il gendarme dell'Impero. Le autorità governative imperiali puntarono sul movimento croatofilo per indebolire la vecchia classe dirìgente considerata politi­camente infida, sicché a poco a poco il partito annessionista croato si immedesimò con la politica imperiale di Vienna, pur proclamandosi fautore della riforma trialista dello Stato.
Il Baiamomi, per neutralizzare gli effetti dell'accusa di separatismo attribuita agli autonomisti, innalzò la bandiera dalmata che doveva sostituire quella italiana tanto di fronte a Vienna quanto di fronte a Zagabria. Questa mossa politica del Baiamomi contribuì in larga misura al successo elettorale del 1867, quando, mal­grado Lissa, il partito autonomista consegui la piena vittoria nelle elezioni dieiali.
Purtroppo l'accentuarsi progressivo della frattura fra italiani e slavi della Dalmazia inveleni la lotta politica e rese sempre più, difficile hi convivenza fra le diverse stirpi dalmate.
Il Governo austrìaco approfittò dell'occasione per demolire le posizioni poli­tiche della elasse dirìgente italiana. AI governatore Barone Lapcnna, zaratino, subentrò il governatore Filipovic, a questi seguì il generale croato Rodio, poi as­sunse la carica di governatore il croato Iovanovic, tutti intenti a spianare la via all'avvento del partito croato al potere.
Le elezioni di Signi (1870) segnarono una svolta di enorme importanza nella storia politica della Dalmazia. La maggioranza dietale, sino allora in mano italiana, passò definitivamente agli annessionisti. Il croatismo absburgico, appoggiato dalla politica, viennese tutta intenta a preparare gli animi per la conquista della Bosnia Erzegovina, riuscì a distaccare larghi strati popolari dalla classe dirìgente italiana, accusata di conservatorismo sociale e di separatismo politico. In realtà i dirigenti del movimento annessionista seppero afruttare magistralmente il loro lealismo absburgico ai fini dell'espansionismo croato in Dalmazia. Il nazionalismo croato impresse alla vita politica dalmata un ritmo ossessivo. La dispersione dell'italianità dalmatica sembrava, agli annessionisti invasati da furore- razzista, come il supremo ideale politico dei trialisti.