Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE DALMATICA ; BAIAMONTI ANTONIO ; DALMAZIA ; TOMMASEO N
anno <1951>   pagina <542>
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Giovanni Paladin
Sfruttando la naturale primitività delle popolazioni rurali, promettendo la terra ai contadini, la riduzione delle imposte ed altre migliorie di ordine sociale, istillando negli animi surriscaldati l'odio e il disprezzo verso i conterranei di origine italiana, la nuova classe dirigente filocroata afferrò il potere politico nei Comuni, nella Dieta e nel Parlamento e lo consolidò. Purtroppo, per raggiungere tale scopo, non tralasciò di sollecitare i più bassi istinti popolari, cioè la ferocia, la megalomania e il vittimismo.
Dopo la vittoria elettorale di Signi gli annessionisti croati, guidati dall'avvo­cato Filomeno Gaetano Bulat, accusarono pubblicamente l'amministrazione comu­nale di Spalato di malversazione e chiesero alla Dieta lo scioglimento della stessa.
Il Baiamomi rigettò l'accusa degli annessionisti e convocò il 21 gennaio 1872 la prima assemblea popolare per rendere conto pubblicamente della gestione co­munale da lui diretta. L'assemblea ebbe luogo nel teatro Baiamomi e vi parteci­parono non solo i maggiorenti della città, sia autonomisti che annessionisti, ma anche i podestà e i rappresentanti comunali di tutto il distretto di Spalato. Baia-monti porse agli intervenuti il suo saluto in lingua croata e poi, scusandosi di non possederla abbastanza, continuò l'esposizione in lingua italiana. Il resoconto, irto di cifre e infiorato di considerazioni politiche e morali, venne interrotto sovente dal grido Viva la Dalmazia autonoma! Zivio nasa stara vira! .a)
La sfida lanciata da Baiamomi contro gli annessionisti in malafede, che, dispo­nendo della maggioranza dietale, intendevano iugulare l'autonomia dei Comuni dalmati in mano degli autonomisti, impressionò favorevolmente l'opinione pub­blica e ai concluse col pieno successo di Baiamomi e degli autonomisti. È inte­ressante rilevare che il Baiamomi, convinto democratico, ricorse alla pubblica as­semblea, cioè alla democrazia diretta, per svelare dinanzi al popolo le subdole mene dei suoi avversari politici e nazionali.
Nel 1875, per sfatare l'accusa di irredentismo attribuita agli autonomisti, il Baiamonti fece gli onori di rito all'Imperatore Francesco Giuseppe in visita aUa Dalmazia (si stava preparando psicologicamente l'occupazione della Bosnia-Erzego­vina) e gli rivolse le allocuzioni di omaggio in lingua italiana. In quel momento al Baiamonti interessava dare l'impressione che gli autonomisti erano sudditi altrettanto leali e fedeli allo Stato degli annessionisti.
H movimento annessionista, dando prova di uno smaccato lealismo e, per converso, di un crescente odio antitaliano, cercava in tutti i modi di mettere in cattiva luce verso le autorità imperial-regie gli autonomisti, reiterando aper­tamente le accuse di separatismo. Questa propaganda riuscì a poco a poco a far breccia nell'animo del popolo minuto, il quale andò lentamente polarizzandosi verso gli annessionisti.
Pertanto da una parte sembrava che tutti i partigiani dell'Austria stessero serrandosi in fitte schiere intorno alla bandiera del crostiamo annessionista e, al contrario, che tutti gli avversari si trovassero raccolti all'ombra della bandiera dalmata simbolo d'italianità. Le Autorità statali finsero di considerare valida questa divisione dei dalmati e appoggiarono con tatti i mezzi leciti e illeciti il partito degli annessionisti ohe frattanto si andava orientando verso il cosidetto tria-lismo (tedeschi, màgiari e slavi).
x> Dal Resoconto della prima assemblea popolare tenutasi a Spalato nel teatro Baiamonti il 21 gennaio 1872 .