Rassegna storica del Risorgimento

QUESTIONE DALMATICA ; BAIAMONTI ANTONIO ; DALMAZIA ; TOMMASEO N
anno <1951>   pagina <543>
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La questione dalmatica, ecc. 543
L'avvento dell'era costituzionale come espressione politica del cosiddétto dualismo allora in auge (Austria e Ungheria) e l'aperto appoggio statale alle pretese slave, specialmente nei riguardi degli italiani in seno all'Impero, crearono le condizioni psicologiche per dare una parvenza di validità al dilemma: Con l'Impero o contro l'Impero .
Naturalmente con l'Impero e per l'Impero era solamente il croatisrao annes­sionista e ohi non appoggiava il partito annessionista era nemico dell'Impero. Su questo equivoco di natura eminentemente politica faceva leva il nazionalismo croato che si industriava di identificare i postulati politici del partito annessionista con gl'interessi politici dell'Impero.
Questa propaganda subdola e insidiosa adornata com'era da ideali radi-calprogressisti e sorretta dalla burocrazia imperiale di origine slava fece presa non solo sugli elementi bilingui della Dalmazia sino allora gravitanti verso la classe dirigente italiana, ma anche su numerose famiglie italiane dei ceti più poveri. AI dilemma Austria o Italia , essi risposero Austria ; e poiché il termine Austria coincideva apparentemente con i postulati del croatismo annes­sionista, essi si lasciarono attrarre verso il movimento annessionista allora in pieno sviluppo.
Il movimento pancroato, approfittando di tutte queste circostanze favorevoli (lealismo all'Impero, fedeltà alla Casa d'Absburgo, democrazia rurale in via di consolidamento contro le città, clero nazionalista guidalo dal vescovo Strossmayer ecc.), dopo aver conquistato la maggioranza dietale con la vittoria di Signi, divenne di fatto padrone della Dalmazia.
Con l'aiuto della burocrazia imperiale e della Dieta essi riuscirono a smantel­lare ad una ad una le roccheforti dell'autonomismo dalmatico. Nel 1873 cadde Sebenico. dieci anni dopo cadde anche Spalato.
La fine del municipio italiano di Spalato fu delle più drammatiche: nel 1880 fu sciolto il Consiglio comunale e l'amministrazione fu affidata ad un commissario governativo, il quale dopo due anni di manipolazioni creò le condizioni per il passaggio del Comune nelle mani del partito annessionista croato. I brogli elet­torali più smaccati, le violenze dei croati, sobillati dall'aw. Bulat e protetti dai gendarmi e dai cannoni di una nave da guerra puntati contro la città, costituirono il viatico per l'avvento al potere degli annessionisti. Caduta la roccaforte di Baia-monti nelle mani dei croati, l'azzurro vessillo dell'autonomismo dalmata dovette inchinarsi davanti al tricolore croato trionfante.
Nel 1885 la Dalmazia non mandò a Vienna più alcun, deputato italiano. Al posto di Baiamomi vediamo primeggiare a Spalato, nella Dieta e fra i deputati dalmati il croato Filomeno Gaetano Bulat. Dopo vent'anni di lotta aspra e impla­cabile l'avv. Bulat ebbe il sopravvento sul suo diretto antagonista politico.
Il Baiamomi, che tutto aveva sacrificato alla sua città natale sino a ridursi in povertà, esclamò in un momento di profonda amarezza: A noi italiani di Dalmazia non rimane altro diritto che quello di soffrire.
IIL CONCLUSIONE
Dopo la morte del grande politico dalmata (avvenuta il 13 gennaio 1891) la vecchia classe dirigente di origine prevalentemente italiana fu risospinta sempre più ai margini della vita politica regionale.