Rassegna storica del Risorgimento
QUESTIONE DALMATICA ; BAIAMONTI ANTONIO ; DALMAZIA ; TOMMASEO N
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1951
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pagina
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545
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La questione dalmatica, ecc. 545
La sua storia, che è conseguenza della sua struttura fisica, le dà un'anima propria. Il Vclebit meridionale e le Dinariche costituiscono il muro divisorio pressoché ininterrotto che separa la Dalmazia dalla Balcania. L'Adriatico a sua volta economicamente la unisce alle altre terre bagnate dallo stesso mare, ma politicamente la divide dalle stesse. Non è vero in modo assoluto che i mari uniscono e le montagne-dividono. Guardate al Canale della Manica! Esso divide politicamente la Gran Bretagna dal Continente europeo più di qualsiasi montagna.
L'errore compiuto dai dalmatofobi rinunciatari e dagli annessionisti ad oltranza fu quello di trascurare le funzioni geopolitiche della Dalmazia indipendentemente dalle loro querele politiche.
Gii uni e gli altri non tennero conto degli ammonimenti del Tommaseo che si possono racchiudere nella formula: La Dalmazia ai Dalmati. Uno statuto di autonomia, garantito internazionalmente e vitalizzato dall'influenza politica dell'Italia vittoriosa, avrebbe impedito la dispersione della comunità italiana della Dalmazia. Questa fatale dimenticanza fu la causa della sua rovina.
II Trattato di Rapallo suggellò questa dura realtà politica su cui non si può rinvenire.
E allora sorge spontanea la domanda esistè o non esiste un problema dalmatico?**
La risposta non può essere che affermativa, se non si vuole perpetuare la schiavitù politica della Dalmazia, che geme sotto il torchio della Balcania totalitaria.
II problema della Dalmazia si chiama autonomia politica e amministrativa. Ma l'autonomia, cioè l'autogoverno, non esclude la stretta cooperazione economica della Dalmazia con la Balcania. Solo una Dalmazia politicamente autonoma può adempiere alle sue funzioni di congiungere e di affratellare latini adriatici e slavi balcanici. Ma per adempiere a questa missione, che l'etnografia, la storia, la geografia e l'economia le affidano, essa deve essere aperta a tutte le correnti di pensiero e di commercio tanto verso la terraferma quanto verso il mare.
La posizione geopolitica della Dalmazia non è dissimile da quella della Norvegia, perciò soltanto sul mare essa potrà ritrovare la sua aulica floridezza.
E la Jugoslavia balcanica qualcuno mi domanderà starà a guardare senza reagire alle mene separatiste dei dalmati emigrati e di quelli vìventi in Dalmazia?
La risposta non è difficile, perchè l'attuale assetto politico della Jugoslavia è quanto mai precario. Esso si regge sulle baionette e sulla polizia. Non appena scoppiare la crisi, che pende come la spada di Damocle sulla pace del mondo, la Jugoslavia andrà in frantumi, perchè essa non è una nazione unitaria, ma un coacervo di popoli e di razze diverse per lingua, per religione e per tradizioni.
Il pancroalismo, che esplose violento con Ante P avelie, non è morto, cosi come non è morto il panserbismo di Belgrado. Le differenze psicologiche fra croati e serbi, che costituiscono il grosso della popolazione jugoslava, non sono minori di quelle che oggi dividono i serbi dai bulgari anch'essi jugoslavi. E la diversità fra i due popoli è altrettanto profonda quanto quella che divide gl'inglesi dagli irlandesi. Si dirà: Eppure la lingua parlata da serbi e croati è la stessa. Quest'afférmazione non è esatta. La lingua differisce non solo per quanto concerne TaMabeto, ma anche per quanto riguarda le forme lessicali.