Rassegna storica del Risorgimento

MORANDI ANTONIO
anno <1918>   pagina <14>
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A. Sor belli
in uno dei suoi camerotti, non si diviene grasso, e si trova stretto come uno uccello in tripla gabbia.
Eppure ho letto nelle gazzette che una volta molti detenuti sono scappati da queste carceri t
Ab !... non sa mica ohe i giornali contano e scrivono sem­pre frottole, e prendono lucciole per lanterne. Lo so ben mi, ohe non fuggi, né può fuggire nessuno da di là dentro : solamente sarà ora circa una ventina d'anni..., me ne ricordo bene.,., però... molli no, un solo potè far le ali e se la abignò..., e quello può contarsi per vero miracolo... La senta... Pochi pgjÉj lavanti che ciò arrivasse era morta la mia povera vecchia madre. Io ero a Padova per -ser­vìzio,, e jiiio padre afflìtto 'e stanco di tante noM che non aveva chiuso occhio assistendola nella sua malattia ed agonia, deimtìvà:: ed il signor Tita con quel gnocco di Marco, tutti e due veri amici di casa, erano venuti in quella inote--a fargli compagnia e tenere veglia al cadavere, di mìa madre, e stavano chiaccherando davanti la porta che vedete (indicandomela), quando videro passare un'ombra o uomo vestito di bianco, lèsto arrampicarsi all'albero, saltar quel muro, sparire, il signor Tita, uomo YOèèfiio e di senno, sospettò che fòsse un detenuto, e come era amico dei signor Francesco, guardiano delle carceri, voleva subito andare all'avvertirlo. Marco gli fece riflettere* * se É fosse per sortire poteva crederlo un prigionièro, ma per entrare in camuffa non può essere che un secondino che se ne va alla sera dal- l'amorosa o dalla moglie quando riposa il padrone Francesco, e rientra la mattina prima, del suo risveglio , Il signor Tita che era un nomo dabbene, e che non voleva il malo di nessuno, si persuase e stette zitto, ma dopo due giorni s'incontrò eoi1 signor Francesco a bere un gotto M vino, e gli disse (sotto giuramento di non far male al suo prossimo), quanto aveva veduto del secondino iti giacclietta bianca. 11 guardiano tenne la sua parola, non lo denunziò ai supe­riori, gli diede una buona ammonizione, ma gli cambiò posto facen­dolo collocare sovrastante nelle carceri di S. Marco-. Non passò tempo che uno dì quei arrestati che era no col generale Zuechi,e dei quali le prigioni èrano piene,, un -Santo iosse* M un Diàvolo; ipon lèi so, il fatto è* die non si è mai potuto sapere come segasse .grossi ferri, dischiodasse la serratura di quella porta, e scampasse per que­sto stesso luogo. Il Governo fece tosto murare quella porticina, e fece fare tante riparazioni su riparazioni che credo che nessun altro potrà óra andarsene per di quo; e tutto questo che le ho raccontato, signore, me lo disse la buon'anima di mio padre che lo teneva dalla bocca stessa del signor Tita., e che per questo il Governo gliene aveva fatto soffrire delle brutte.