Rassegna storica del Risorgimento
MORANDI ANTONIO
anno
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1918
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pagina
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A. Sor belli
in uno dei suoi camerotti, non si diviene grasso, e si trova stretto come uno uccello in tripla gabbia.
Eppure ho letto nelle gazzette che una volta molti detenuti sono scappati da queste carceri t
Ab !... non sa mica ohe i giornali contano e scrivono sempre frottole, e prendono lucciole per lanterne. Lo so ben mi, ohe non fuggi, né può fuggire nessuno da di là dentro : solamente sarà ora circa una ventina d'anni..., me ne ricordo bene.,., però... molli no, un solo potè far le ali e se la abignò..., e quello può contarsi per vero miracolo... La senta... Pochi pgjÉj lavanti che ciò arrivasse era morta la mia povera vecchia madre. Io ero a Padova per -servìzio,, e jiiio padre afflìtto 'e stanco di tante noM che non aveva chiuso occhio assistendola nella sua malattia ed agonia, deimtìvà:: ed il signor Tita con quel gnocco di Marco, tutti e due veri amici di casa, erano venuti in quella inote--a fargli compagnia e tenere veglia al cadavere, di mìa madre, e stavano chiaccherando davanti la porta che vedete (indicandomela), quando videro passare un'ombra o uomo vestito di bianco, lèsto arrampicarsi all'albero, saltar quel muro, sparire, il signor Tita, uomo YOèèfiio e di senno, sospettò che fòsse un detenuto, e come era amico dei signor Francesco, guardiano delle carceri, voleva subito andare all'avvertirlo. Marco gli fece riflettere* * se É fosse per sortire poteva crederlo un prigionièro, ma per entrare in camuffa non può essere che un secondino che se ne va alla sera dal- l'amorosa o dalla moglie quando riposa il padrone Francesco, e rientra la mattina prima, del suo risveglio , Il signor Tita che era un nomo dabbene, e che non voleva il malo di nessuno, si persuase e stette zitto, ma dopo due giorni s'incontrò eoi1 signor Francesco a bere un gotto M vino, e gli disse (sotto giuramento di non far male al suo prossimo), quanto aveva veduto del secondino iti giacclietta bianca. 11 guardiano tenne la sua parola, non lo denunziò ai superiori, gli diede una buona ammonizione, ma gli cambiò posto facendolo collocare sovrastante nelle carceri di S. Marco-. Non passò tempo che uno dì quei arrestati che era no col generale Zuechi,e dei quali le prigioni èrano piene,, un -Santo iosse* M un Diàvolo; ipon lèi so, il fatto è* die non si è mai potuto sapere come segasse .grossi ferri, dischiodasse la serratura di quella porta, e scampasse per questo stesso luogo. Il Governo fece tosto murare quella porticina, e fece fare tante riparazioni su riparazioni che credo che nessun altro potrà óra andarsene per di quo; e tutto questo che le ho raccontato, signore, me lo disse la buon'anima di mio padre che lo teneva dalla bocca stessa del signor Tita., e che per questo il Governo gliene aveva fatto soffrire delle brutte.