Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; TOSCANA ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD SIMONDE DE
anno <1951>   pagina <549>
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Un inedito saggio del Sismondì sui problemi, ecc. 549
tica, che ravvicinava agli ideali di libertà repubblicana, pli aveva dettato nel 1799 parole cosi franche, e non sempre lusinghiere per i francesi, da render quasi impub­blicabili almeno certe pagine, anche in tempi di prospera fortuna: egli veniva a trovarsi nella situazione di molti giacobini, di molti repubblicani italiani, il cui sincero patriottismo liberale tosto urtava contro la prassi non certo disinteres­sata degli occupanti. Un'ultima speranza di poter pubblicare il suo scritto, il Sismondi la intravide circa un mese dopo averlo finito (o dopo averne finito la parte che riteneva più importante), e precisamente nel maggio del 1799, come prova una postilla che merita di riferire per esteso : ma già vi è cenno, in queste righe, al continuo peggiorare della situazione, dovuto alle insurrezioni popolari scoppiate in pia luoghi, e culminate nel moto del 6 maggio ad Arezzo:
Ce petit ouvrage, remis à la librairie à la fin d'avril, aurait du etre publié à cetie epoque. La situation de la Toscane a cruellemcnt changé depuis loca, ses ressources ont éprouvé un échec terrible. L'auteur a cepcndant cru devoir laisser subsister son ouvrage tei quel, afin de faire connaitre ce qu'étaient ses ressources avant la fatale insurrection du quatre mai. Il y a seuleraént à ajouter en forme d'appendix Ics réflections que lui ont suggéré les malhenrs de ce beau pay6. L'espcrance n'est pas encore perdue, la fortune publique peut eneore se relever. Mais il n'est plus permis aux patriotes, aux amis de la liberto toscane, de fermer les yeux sur les sacrifices qu'elle exige . 1)
Non vi eran dunque soltanto dei quesiti economici, ma vi era pure un prò-blema politico, che il Sismondi voleva contribuire a risolvere, con il suo breve saggio sulle risorse della Toscana: egli si chiede se non è possibile, che una rivoluzione morale venga ad integrare la rivoluzione materialmente compiuta con l'ingresso delle truppe repubblicane e con l'abbattimento dell'antico regime. Un'an­tica inerzia stagna ancora nell'atmosfera politica toscana: non sorge ancora quel nuovo patriottismo, quell'entusiasmo per la libertà, che aprirebbe anche gli animi ad uno spirito di collaborazione con gli occupanti, e chiarirebbe agli stessi simpa­tizzanti per i nuovi principi, agli amis de la liberto toscane, la necessità di più gravi sacrifizi, come prezzo per il riscatto da una condizione servile. Ma sembra che non avesse tutti i torti lo scettico Fossombroni, ministro del cacciato Gran duca, quando affermava, in un abile oracolo sulla Toscana, steso alla vigilia dell'occupazione francese, esser proprio vano sperare un'adesione entusiastica alle nuove ideologie politiche, da parte dei sudditi di un principe saggio e illuminato: i toscani non hanno più nulla da desiderare, soggiungeva, dopo le riforme leopol-dine, sul terreno politico e sociale: ...cosa resta a questa nazione da desiderare se in essa, dal più povero al più ricco, proporzionandosi le risorse che la società concede ad ogni individuo con i fisici e morali bisogni, viene ad aver luogo quella eguaglianza a cui può aspirare... e si stabilisce l'unica libertà che ogni individuo può combinare con quella di tutti gli altri con i quali convive? . Del resto, scrive ancora il Fossombroni, si veda qual contegno bau tenuto i toscani di fronte al primo intervento francese a Livorno: Il popolo toscano ha veduto le truppe francesi senza orrore e senza entusiasmo; le ha considerate come uno spettacolo imponente, ma non come un'opportunità ad una mutazione di governo, della quale dunque non pensava aver bisogno . 2)
i) Dove il S. parla del 4 maggio, si reltìfiebi 6 maggio: cfr. ms. ci*., p. 1. a) Memoria... per evitare l'invasione, ecc., pubbl. postuma a Firenze nel Mal.