Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA ; TOSCANA ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD SIMONDE DE
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1951
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Ettore Passerin
ai lettoti un programma di politica economica in cui l'intervento dello Stato gioca come un elemento essenziale, almeno in quanto stimola e prepara il terreno su cui più. tardi dovrebbe fiorire una più libera e vivace attività economica, fondata sulla libera iniziativa. Nello scritto del 1799 il giovane Sismondi perviene insomma . [conclusioni eterodosse, rispetto al liberismo smitbiano, e non cerca neppure di nasconderlo: dobbiamo cercar qui i precedenti della sua famosa conversione, da cui nacquero, con i Nùttveuux piincipes d'economie politìque (1819), tante feconde polemiche? La conclusione sarebbe eccessiva: manca ancora anzitutto il bersaglio della sua offensiva antiliberista: la tendenza rappresentata dal Ri cardo, dal Say, dal Me Culloch, ecc. Manca inoltre l'esperienza viva delle prime crisi e delle più dolorose conseguenze dell'industrialismo inglese, che faranno del Sismondi un anticapitalista.1) L'opera che egli pubblicò a Ginevra nel 1803, col titolo De la, richesse commerciale, è che cominciò a dargli una certa rinomanza come studioso di economia, ce lo mostra ancora legato a tutt!altro atteggiamento: essa appare ancora tutta impregnata di quel tipico ottimismo, di quella piena fiducia dell'ordre naturel, nella mano invisibile, che costituiscono il presupposto della Cede liberista. Egli si accontenta ancora di diffondere, di chiarificare, di volga rizzare sul continente i principi scoperti dallo Smith, Non sarà forse inutile citare le parole conclusive dell'opera in questione, che contengono un ammonimento rivolto ai legislatori dell'Europa: essi non sanno vedere, ammonisce il Sismondi, questa verità consolante che... giammai il capitale di una nazione resterà ozioso in mano a chi lo possiede, e che giammai sarà adoperato altrimenti che per soste nere direttamente o indirettamente un lavoro produttivo, per diffondere l'agiatézza fra gli operai... . 2)
Siamo dunque ancori ben lontani, nel 1803, da una presa di posizione antiliberista, od anticapitalista, sul piano dottrinale: se nello scritto del 1799 troviamo delle opinioni eterodosse , dobbiamo precisare che si tratta di proposte che concernono un caso specifico: e nel caso specifico della Toscana di quegli anni sembra al Sismondi- che soltanto soccorsi e provvedimenti eccezionali possan risvegliare un corpo inerte, quasi un cadavere... Non si dimentichi del resto che i migliori studiosi del pensiero economico sismondiano han rilevato che proprio in nome dell'indirizzo concreto e realistico dello Smith egli insorse più tardi contro il falso rigore deduttivo dei ricardiani.a) Da buon empirico, il Sismondi poteva anche far capo a un altro ginevrino del Settecento, sostenitore di un moderato intervenzionismo, il padre della Stael, il banchiere e poi ministro francese con Luigi XVL Necker.4)
Senza dubbio, l'indirizzo a cui si accosta il Sismondi nel suo scritto del 1799 è quello che noi oggi definiremmo prodottivista: e in questo senso vanno intese te osservazioni che egli presenta per la soluzione del più grosso, problema da affrontare per risolvere la crisi dell'economia toscana: il problema delle manifat-
) Cfr. il mio studio, su L'anticapitalismo del S, ecc., ih Belfagor, 1949, 34; pp. 283-289; 402409.
2) De la richesse commerciale, ecc., Genève, an XI (1803), voi. II, p. 447;
3) Per l'evoluzione del pensiero sismondiano si vedano almeno i recenti saggi di P. JANWACCONE e di A. BAUEL, pubbL entrambi negli Studi su G. C. L. Sismondi, cit., pp. 193-242; 243-282.
4) A. BABEL, J* Necker et les origines de l'interventionnisme, in Mélange* E. Milìuuul, Paris 1934, pp, 25 e segg.; E. CiwptrtSAiy/Vec/rer {1732-1804), Paris 1938.