Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA ; TOSCANA ; SISMONDI, JEAN CHARLES L?ONARD SIMONDE DE
anno <1951>   pagina <558>
immagine non disponibile

558
Ettore Passerin
nezza. Insieme a quella della seta, ha risentito più vivamente la crisi, essendo orientata anch'essa principalmente verso il commercio d'esportazione. Tuttavia persino le minori produzioni, assorbite in genere dal consumo del mercato interno, hanno provato una sorta di commozione elettrica, che le ha come intorpidite.1) Proprio qui gli sembra in ogni caso possibile formulare delle speranze, anche partendo dall'ipotesi del persistere di una situazione bellica:
Quant aux autres f ahriques, qui ne soni destinées qu'a la consommation intérieure... loin de devoir souflYir de l'interruption du commerce maritinie, elles ne pcuvent qu*y gagner: les hesoins de l'in ter ieur n'ont certes pas diminué par la revolution, la population n*a pas décru... Ce n'est pas toujours un grand mal pour une nation que d'etre obligée de faire usage de toutes les ressources, si elle a quclquc energie dans le caractère... La mer étant fermée les Toscana ne pouvant plus exporter leurs matières premières, ìls scront forcés à les manufaetnrer dans Ieur pays... Les manufactures de laine, de chanvre et de Un penvent occuper avec les memes capitaux bien autant de bras que celle de la soie... .2)
Poco oltre il Sismondi si riferisce anche a prossime vendite di beni demaniali e comunali che le nuove autorità democratiche dovrebbero effettuare: allora, scrive, la nazione potrà dare liberamente impulso all'agricoltura, rientrando in possesso di proprietà considerevoli. Cosi egli fa atto di esplicita adesione a uno dei dogmi della democrazia rivoluzionaria, ma ciò avviene probabilmente anche in quanto gli è possibile far passare, sotto il manto della nuova ideologia, una istanza tipicamente riformistica, che potremmo dire pre-rivoluzionaria. Basti pen­sare agli sforzi dei riformatori leopoldini (per guardare appunto alla Toscana, che si inquadra come un piccolo punto periferico nel grande quadro dell'espe­rienza europea dell'assolutismo illuminato); agli sforzi di un Francesco Maria Gianni per diminuire la manomorta, laica ed ecclesiastica, per suscitare un nuovo ed ampio ceto di piccoli proprietari agricoli.
In ogni caso, le speranze del Sismondi dovevano presto cadere: già in un primo tempo, stando alle conclusioni dcll'Anzillotti, che ha dedicato la sua atten­zione anche a questo problema, le requisizioni di viveri, le imposizioni straordi­narie, le angherie delle truppe d'occupazione vennero a pesare più gravemente sul contado che sulla città. Si accentuò forse, durante l'occupazione francese, quello sbilancio fra città e campagna che aveva già tanto preoccupato t rifor­matori leopoldini. La politica economica napoleonica dopo la pace di Lunéville, e specialmente dopo l'instaurazione del blocco continentale, venne a recare danni ancor più gravi all'economia toscana. Anche se le vendite di beni ecclesiastici effettuate in conseguenza del decreto del 1808 diminuivano il peso della mano­morta, si era ancor ben lontani dal realizzare quell'ideale della proprietà colti va tri ce, che era nato nella mente dei migliori riformatori del Settecento, e che
sorrideva anche al giovane Sismondi. 8> ,-.
ETTORE PASSERIN
i) Ivi, p. 33.
2) Ms. cit., pp. 3S-37.
8> A. ANZM.I.OTTI, M. Biffi-Tolomei e la libertà economica in Toscana, in La li­bertà economica, a. Xm (1M5), n. 16-17, p. 12 dell'estratto; C. Di NotA, PoL econ. e agricoltura in Tose, nei seca, XV-XIX, Città di Costello, 1948. p. 26 e segg. Per l'idealizzazione romantica del bouheur du paysan toscan, elio si ricollega, nel pensiero del Slam, agli ideali suddetti: L. BOTTINI, S. economista agrario, in Studu cit., p. 293.