Rassegna storica del Risorgimento

LUCANIA ; STORIOGRAFIA
anno <1951>   pagina <565>
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L? orìgine del Risorgimento e Vevoluzione sociale, ecc. 565
Contro questa classe sfruttata ed immiserita, i feudatari si abbandonano ai maggiori arbitri e, forti della loro incontrastata autorità e della somma ingerenza che esercitano sulle magistrature locali, di cui dispongono nel modo più. assoluto, preten­dono dai loro vassalli ogni sorta di prestazioni, diritti di pascolo* di fida, di torreggio, di scannaggio, di piazza, d'incambcratura, di sterza tura, vantando diritti finanche sulle acqua delle pubbliche sorgenti e pretendono persino prestazioni per il parto degli miniali che si appartengono a ehi vive nei territori soggetti alla loro ingerenza feudale.l)
Incapace di organizzarsi indipendentemente ed anche per evitare la malaria ed il brigantaggio, la popolazione rurale è costretta a vivere in comunità necessarie alle falde del castello fendale: costruzioni raramente in pietra, il più delle volte di fango e di canne, sulle quali gravano anche oneri e prestazioni, si raggruppano miseramente in agglomerati nei quali, oltre il castello del barone, non vi è di solido che la Chiesa Madre, il convento, qualche cappella e le abitazioni di quei pochi che sono riusciti ad innalzarsi al di sopra della miseria, che grava incontrastata sulle popolazioni. 2)
La vita scorre sempre ad un modo: sebbene il tributo erariale sia realmente mi­nore rispetto a quello che si pagava durante la dominazione spagnola, continue le ga­belle, le pretese, i diritti del feudatario e del clero, le vessazioni. S)
A rendere ancora più precarie le condizioni del proletariato rurale si aggiungono sovente carestie che lasciano nell'economia della regione lunghi e funesti strascici. *)
*) WDSSPEAKE, Storiai cit.
2) DE PILATO, II 1799, cit.
s) BACIOPPI, Storia dei popoli, cit., voi. II, p. 361.
*) Quando, sotto l'impulso di Carlo III, la condizioni economiche del Regno procedevano verso miglioramenti evidenti, malannate e carestie piombarono funeste sulle popolazioni meridionali. Celebre, tra tante, la carestia e la mortalità che nel 1764 si abbattè sulla Basilicata: mancando il grano a tutte le provincie del Regno scrive un anonimo cronista (in BACIOWI, voi. cit., p. 367) si vidde una fama indicibile; tanto che nelli principi di Marzo siccome il grano correva a carlini 13 il tomolo, avanzando avanzando si alterò sino a ducati cinque il tomolo... (in altri paesi) costava sino a sette ducati il tomolo... H pane non ai trovava meno di un car­lino, il vino non meno di tomesi cinque la caraffa, il lardo a carlini tre il rotolo, il caso fresco a carlini due il rotolo, e le fave a carlini uno il rotolo .
Ed ancora, in un altro manoscritto del tempo (in MARTUSCELLI, op. cit., p. 459): Il pane poco se ne trovava, e si mistigavano l'orzo, legumi etc.... Lino se ne faceva pochissimo, frutta poco niente affatto. Granodindia (mais) pochissimo, germana (segala) ed orzo ancora . La popolazione rurale e lo scarso artigianato divenne urina c-cioso contro i magistrati cittadini su cui ricadeva la colpa del pessimo raccolto. Ed ancora il Martuscelli scrive (op. cit., pag. 461): Nel registro di mia famiglia leggo che don Flaminio MartusceDi rifece il portone del palazzo con spessi e massicci tavoloni di rovere perchè il vecchio, trovandosi egli Mastrogiurato in quell'anno calamitoso (in Muro Lucano nel 1764), fu ridotto in pezzi da centinaia di scurì, di popolo di contadini affamati che chiedeva imperiosamente pane e farina .
Il governo cercò inutilmente di intervenire fissando il prezzo del grano a due car­lini di più del prezzo con cui si era comprato al tempo della raccolta... (ed) obbligando ciascuno a rivelare tutte le qualità di vettovaglie (che) teneva presso di se, riservando­sene il necessario per le sua famiglia, ed il superante darlo. Ma tutto ciò a nulla giovò... La venuta del nuovo grano di Lecce e di Puglia lo fece ribassare di prezzo (MAJVTU-SCELLI op. citi) Pari, per le sue conseguenze, dovette essere questa carestia a quella che nel 1792 e 1793 devastò la Terra d'Otranto di cui è cenno nelle Cronache Leccesi del Bucarelli edite dal VACCA, in Rinascenza Salentina, a. I (Lecce, 1933), p. 9 dell'estratto.