Rassegna storica del Risorgimento

LUCANIA ; STORIOGRAFIA
anno <1951>   pagina <566>
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Tommaso Podio
Di fronte all'incertezza ed alla miseria, il proletariato rurale non ha altra sal­vezza se non la rivolta individuale che provoca, quasi immancabilmente, il passag­gio del ribelle tra i briganti ohe hanno il loro covo tra le montagne impervie della regione.
Né il sentimento religioso riesce a lenire questo stato di cose, perchè esso, quando non è superstizione, ha il carattere dei luoghi: una religione gretta e paurosa, quasi crudele, addolcita soltanto dall'intervento del protettore, un santo il più spesso pa­trono di una malattia mortale e pronto piuttosto a punire che ad amare, piuttosto a vendicare che a perdonare. 1)
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-2-. Accanto alla plebe, su cui grava l'eterno lavoro senza ricompensa, senza speranza, senza avvenire, vive uno scarso artigianato, ancora chiuso in maestranze 0 fratrie con privilegi atti a tutelarlo contro il lavoro libero e la libera concorrenza, e mantenute in vita da una legislazione economica ancora di stampo medievale fatta di taglie, capitolazioni, arrendamenti, barriere doganali interprovinciali. Tutto ciò impedisce il sorgere di un vigoroso artigianato e lo svilupparsi di ima attività com­merciale che possa estendersi al di fuori dei confini della vallata, della pro­vincia, del regno. *)
Ad ostacolare ancora ogni attività commerciale è la mancanza quasi assolata di praticàbili, strade di comunicazione: 3) i trasporti devono svolgersi su sentieri in-
*) DE PILATO, Il 1799, cit.
Di fronte ad esseri egoisti ed ambiziosi che, esclusivamente per tornaconto personale, si erano dedicati alla carriera ecclesiastica o monastica, che valeva a di­stinguerli dal proletariato asservito al feudatario, non macarono sporadiche figure di asceti che cercarono, attraverso la predicazione della dottrina di Cristo, di lenire i mali che affliggevano le popolazioni meridionali lasciate indifese di fronte all'avidità dei padroni terrieri: Francescantonio Mazzaro, il Santo Padre, vissuto nel con­vento di S. Antonio di Bivello, sul finire del secolo XVIII, abbandonato il convento, peregrinò attraverso le campagne del lagonegrese, invocando una riforma religiosa e predicando l'eguaglianza, la rigidezza dei costumi ed il ritorno a Dio. Perseguitato, fu sospeso a divinisi ma non smise di diffondere la sua dottrina. Il popolo, che pur temeva i suoi sacerdoti e ne subiva le prepotenze, fu con lui ed accorse ovunque lo sa­pesse presente. Ma poco riuscì a fare un uomo solo contro una casta che della religione si serviva per dar vita ed accrescere il proprio potere. Gir. PESCE, Storto, cit., p. 275.
2) CIASCA, L'origine del programma per l'opinione nazionale italiana, 1847-48, Roma, Albrighi e Segati, 1916; SCHIFA, Il Regno di Napoli,cit.; SIMIONI, op. cit., vol.cìt.
*) Ai tempi di Carlo di Borbone la Basilicata non aveva quasi strade carrozza­bili: la strada delle Calabrie arrivava a Persano, sito a confine tra la Basilicata e la provincia di Salerno. Delle 137 comunità della Basilicata ben 91 erano prive di stra­de; vi erano soltanto 400 km. di strade impraticabili in tutta la regione. Strade cor-rozzabili quasi nessuna, tanto che il commercio si svolgeva a schiena d'asino, di mulo o di cavallo, con la viatica, e valicali erano detti coloro che lo esercitavano, sempre insicuro e pericoloso anche perone corrieri e postini erano spessi sequestrati e non di rado depredati. Solo nel 1792 la strada delle Calabrie si fermò all'estremo lembo della Basilicata senza giungere a Lagonegro. Un ramo di esso, che doveva condurre ad Atalia e poi a Muterà, giunse noi 1795 a Muro Lucano e nel 1797 ad A iella. Un altro ramo ai primi dell'ottobre del 1797 ero ancora al Marmo e giunse a Potenza solo nel