Rassegna storica del Risorgimento
LUCANIA ; STORIOGRAFIA
anno
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1951
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pagina
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573
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L'origine del Risorgimento e l'evoluzione sociale, ecc. 573
La spontanea ed isolata ribellione contro la prepotenza feudale pregiudicava ed allontanava dalla società colai che aveva osato, vinto per un momento solo dall'ira, ribellarsi alle costumanze tradizionali. In tal modo, per citare tra tanti un solo caso, Angiolillo, che intervenuto in difesa di un suo giovanissimo nipote contro un guardiano del duca di Martina, per sfuggire all'ira di quel feudatario, fu costretto a darsi alla macchia. 1)
Con l'affermazione di Carlo di Borbone tale piaga sembra scomparire completamente nelle Provincie napoletane. Sfogliando il Registro della Udienza Provinciale di Matera, raramente si fa cenno ad un reato brigantesco'e se, per caso, ci si imbatte in un delitto del genere, non sono più bande numerose, ma singoli individui che agiscono criminosamente nel loro paese.
Soltanto nella seconda metà del secolo XVIII riappaiono bande arnia te 8) che, nelle campagne lucane, si organizzano numericamente, divenendo sempre più potenti e, di conseguenza, temibili. La banda di Scolalagane, di Angiolillo, di Cistcllaro e di Pasticcio accolgono nelle proprie file soldati di campagna che disertano dalla milizia. La loro presenza rende i briganti più audaci e brutali: non si contentano del solo danaro o di vendicare le offese ricevute, ma, come già il Solimano, estorcono con qualsiasi sistema quanto'più danaro possono alle proprie vittime ed inoltre offendono Vonore delle donne. 3)
Oltre le bande che svolgono la loro attività nella regione del Vulture, nell'alta valle del Bradano opera una numerosa banda formata, come quelle di cinquanta anni prima, da uomini di diversi paesi coadiuvati, sia pure indirettamente, da numerosi soldati che l'Udienza definisce disertori. *)
Non si limitano queste bande a svolgere la propria attività nei loro paesi di origine, ma si spingono oltre i confini della regione. Egualmente, dalle regioni limitrofe, si spingono nei nostri paesi bande di salernitani, calabresi e pugliesi spargendo ovunque il terrore.5)
1Ì Angelo Duca, detto Angiolillo, da S. Gregorio Magno (Salerno), uno dei più noti e temuti briganti che nel 1700 devastarono la Basilicata, fu anche il più generoso e pia benvoluto. Le sue gesta, i suoi atti generosi e magnanimi sono ancora oggi raccontati ai fanciulli. Con le ricchezze che toglieva ai potenti soccorreva i poveri, dotava le fanciulle e non si rifiutava mai di vendicare i soprusi patiti dalla povera gente.
Queste figure di cavalieri erranti, sebbene nella loro generosità qualcuno ha voluto vedere puro calcolo per cattivarsi l'animo del popolino ohe in ogni circostanza sarebbe potuto essere loro utile (cfr. MARTUSCELTJ, op. cit. p. 464), creano un ciclo leggendario intorno alle loro gesta, che, tramandata di padre in figlio, diviene la storia di martiri e di santi. Più nota ancora di Angiolillo è la figura del calabrese Giosafatte Tallarico.
I soprusi e le prepotenze dei potenti furono sempre, in ogni tempo, il movente primo che spingeva i pacifici contadini al bringantaggio. Accecato dalla rabbia e dalla vergogna (per vendicare l'onore della sorella) dirà Cavalvante quando dallo autorità italiane fu mandato al capestro - non vidi altra via. di vendetta che quella dei boschi e cosi per colpa di pochi divenni feroce e crudele contro tutti, mentre sarei vissuto onesto se mi avessero lasciato in pace. Riportato dal DE PILATO, Il brigati-fàggio, cit., p. 994,
-ì Reg. Udienza Provaci*, ff. 429, 430, 431, 432, 433.
3) Reg. Udienza Prov,, cit., f. 482 e seg.
*) Reg. Udienza Prov., cit., f. 487.
5) Registro Udienza Prov,, cit., f. 441.