Rassegna storica del Risorgimento
LUCANIA ; STORIOGRAFIA
anno
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1951
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pagina
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Tommaso Pedio
CAPITOLO II
SINTOMI DI EVOLUZIONE SOCIALE NELLA VITA DI BASILICATA
NEL SECOLO XVIII
I. Preludio d! movimenti natoli* 2. Dull'umuiinUtraziunc locale. - 3. Tentativi di opposizione ull'autoriia fendale. 4. Sintomi di movimenti economici.
I. Nella prima metà del 1700 le condizioni sociali in Basilicata sembrano mi* gliorate: diminuiti gli atti briganteschi, accanto ai delitti comuni, che mostrano corno la popolazione lucana sia dedita ai delitti passionali ed ai delitti di sangue, ') numerosi sono i reati di carattere sociale e politico.
Non si assiste più. passivamente ai continui soprusi dei feudatari, del clero e delle autorità locali. Il popolo, la gran massa non ancora ben definitivamente distinta in proletariato, artigianato rurale e borghesia, segue coloro che, formatisi intellettualmente alla scuola del Genovesi, del Filangieri e .del Pagano, rientrati in provincia per espletare la propria attività, vogliono prendere parte attiva alla vita politica locale e non già, come per il passato, assistere inoperosamente alla nomina dei propri governanti. I giovani appartenenti a quel ceto sociale che costituirà la borghesia, dopo aver studiato ed essersi addottorati nella capitale,2) tornano al paese natio e con zelo, entusiasmo ed animo combattivo e coraggioso cercano di proteggerne i diritti e gli interessi contro le prepotenze dei baroni e dei loro agenti. 3) Immuni da quei mali che porta con sé la vita in un piccolo centro, con tutte le sue ambizioni e tutti gli asti personali, riescono, almeno nei primi anni dal loro ritorno, a mantenere puri i propri principi e cercano di farli praticamente applicare nella vita pubblica del loro paese. Ma su questo elemento, purtroppo ancora sporadico, il potere
*) Cfr. in proposito il mio Aspetti sociali del Mesz. d'Italia: Delinquenza minorile in Basilicata. Appunti e dati statìstici, in Volontà (Napoli 1951) fase. III.
2) Nel secolo XVIII il pensiero anticurialo conquista la classe colta e l'Università, trasformando la mentalità che il clero aveva formato nella gioventù affidatagli. Essendo la scuola inesistente, i fanciulli venivano affidati alle cure di qualche prete e dal paese mandati a Napoli ove avevano agio di trasformare l'indirizzo dato alia loro educazione intellettuale nella università che vantava, tra i suoi docenti, i migliori intelletti del pensiero riformista meridionale. Non è il caso di soffermarsi sulle condizioni scolastiche di quel perìodo (cfr. GALANTI, Relazioni al Re, riportate nel mio II pensiero cit., p. 7 dell'estr.), basta ricordare che, oltre i numerosi seminari, alla fine del secolo XVIII in Italia Meridionale funzionavano 3 scuole elementari a Napoli e 25 nel resto del regno; cfr. TTVARONI, L'Italia durante il dominio francese, Torino, 1899, p. 267, riportato in E. PEDIO, La legge Danco-Crednro nella sua applicazione, in Rivista popolare, a. XXI, n. 7. Quanto alle condizioni delle scuole secondarie in quel periodo cfr. FOHCES DAVANZATI, Giovanni Andrea Serrao, ecc., a cura di B. Croce, Bari, Laterza, 1937, p. 10 seg.
*) Tale è il caso di Angelo Antonio La Monica di Meni che difeso i diritti della propria città contro gli abusi del feudatario. Cfr. RACTOPPI, Storia dei popoli, cit., voi. II, p. 286 seg., ad anche DEL ZIO, Ricordi di storia patria, Melfi, 1915, p. 192 seg.
Casi analoghi si verificano anche in Oppido cfr. GIANNONE, Memorie cit, p. 138, e in Avigliano cfr. Registro Udienza Prov. cit., f. 47 lclr. appendice doc. 70.
Sulla influenza illuminista svolta nella Università di Napoli cfr. per tutti CHOCE, Storia del Regno di Napoli, 1A ed., p, 174 seg.