Rassegna storica del Risorgimento
MORANDI ANTONIO
anno
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1918
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pagina
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17
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Drammatica fuga di Antonio Morandi dalle carceri ài Venezia 17
studiare la vìa per recargli aiuto, in qualche guisa. I modi erano di due ordini : uno, di far si che l'Austria, per la intromissione della Francia specialmente e dell'Inghilterra, liberasse tutti i prigionieri modenesi e con essi il fratello, oppure liberasse il solo Antonio nella sua qualità di ufficiale della Grecia e per richiesta di quella nazione ; l'altro che si tentasse la fuga da quelle tristi carceri di Venezia, che avevano qualche anno prima albergato la mite anima di Silvio Pellico.
D primo tentativo fu quello infatti di ottenere la liberazione di tutti i prigionieri modenesi ; ma, quantunque fossero state date delle buone promesse, le cose andavano assai per le lunghe, con pericolo di tutti, ma in particolare di Antonio, che intanto, come sappiamo, era trattato con modi più rigorosi degli altri.
5.
Vedendo che per questa via non potevasi ottenere l'intento desiderato, si ricorse al tentativo della liberazione volontaria da parte dell'Austria, coll'intervento della Francia e dell'Inghilterra. La liberazione fu studiata per il solo Morandi; non tanto perchè il suo stato era più pericoloso, ma soprattutto per il fatto che per lui c'era un pretesto, giacché trova vasi in certe determinate e favorevoli condizioni rispetto alla Grecia.
Per venire in Italia, egli aveva dovuto chiedere un congedo di otto mesi dal Governo greco, presso il quale era ingaggiato come ufficiale nell'esercito. ' Ora la Grecia avrebbe chiesto il suo ufficiale, l'Inghilterra si sarebbe interposta perchè la domanda avesse avuto accoglienza, e così il Morandi avrebbe dovuto essere consegnato alle autorità greche e ottenere quindi la libertà.
Le sorelle Morandi fecero di tutto per svolgere opportunamente questo punto di vista; si rivolsero in Bologna alla famiglia del patriota modenese Martinelli perchè sì interessasse presso Enrico Misley, il protettore in Francia dei modenesi ; si rivolsero allo stesso Misley direttamente: si accaparrarono l'amicizia preziosa di Antonio Lugli, un vecchio liberale, coinvolto nelle cose del 1831, che aveva preso parie a tutte le rivoluzioni per la libertà d'Italia e ohe era tutto cuore verso i compagni di sventura. Per meglio aiutarli aveva impiantato una spedizioneria in Bologna, e poteva così tenere insospettati rapporti colla Svizzera, colla Francia, colla Grecia e coi paesi più liberali.