Rassegna storica del Risorgimento

LISSA (BATTAGLIA)
anno <1951>   pagina <599>
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PRIMA DI LISSA E DOPO (RICORDI ISTRIANI)
Alcuni documenti, conservati nella sezione del Civico Musco Correr dì Venezia dedicata alla storia del Risorgimento, e rimasti fino ad oggi sconosciuti e inediti, ci aprono un propizio spiraglio su una delle più interessanti e misteriose attività patriottiche esplicate dagli istriani in genere, e dall'emigrazione politica istriana in particolare, tra il 1860 e il 1866, quando la previsione di una nuova guerra dell'Italia contro l'Austria per il riscatto delle Venezie si faceva di giorno in giorno più sicura.
Si ricava anzi tutto da quelle carte che fino dal 1860 un emigrato triestino, il patriotta e pittore Vincenzo Poiret, pratico della Dalmazia, aveva intrapreso un viaggio di esplorazione lungo le coste orientali dell'Adriatico e riportatone con sé disegni, indicazioni e memorie di tutti quei forti ; e che questo importante mate­riale topografico era stato da lui consegnato al sempre vigile e antiveggente conte di Cavour, ministro allora anche della Marina. Che cosa poi, massime dopo la morte del Cavour, sia accaduto dei rilievi in discorso, se, cioè, essi, come logica vorrebbe, sicno andati a finire negli scaffali del Ministero della Marina o della Guerra a Torino, o eieno rimasti presso gli eredi dei grande uomo di Stato, non si sa.
Risulta invece, dai documenti veneziani, che nel settembre del 1862 Alberto Cavalletto, uno dei più autorevoli capi dell'emigrazione politica veneta e membro attivissimo del Comitato politico veneto centrale, scrisse da Torino al patriotta albonese Tomaso Luciani, esulato un anno prima dall'Istria allo scopo di rappre­sentarne e sostenerne le aspirazioni unitarie nell'Italia già libera, e allora stabilito a Milano, per interessarlo a procurare al predetto Comitato disegni e notizie delle fortificazioni di Lissa; di quella lassa, soggiungiamo noi, che aveva già una sua storica fama per la grave sconfitta ivi arrecata dagli Inglesi, suoi occupa-tori e fortificatori, ad una squadra francese nel 1811, e che, da quando l'Austria l'aveva in virtù dei trattati del 1815 incorporata a sé e più fortemente mu­nita, passava, nei cìrcoli dei competenti, per la Gibilterra dell'Adriatico, cioè per la roccaforte e la chiave militare di esso. La richiesta del Cavalletto era fatta ad istanza d'un ufficiale addetto allo Stato maggiore, il tenente colonnello Giorgio Manin, figlio del dittatore, e partiva manifestamente dal presupposto che l'isola di Lissa avrebbe potuto, a motivo della sua importanza militare e strategica, avere un notevole ruolo in un futuro e sempre più probabile conflitto armato tra il nuovo regno d'Italia e l'impero d'Austria. La cosa rivestiva pertanto un notevole interesse militare, e il Luciani, sempre a giorno di tutto che concer­nesse l'emigrazione politica giuliana e i suoi membri, s'affrettò ad informare il Cavalletto che la persona capace di fornire quanto si desiderava c'era e s'iden­tificava col patriotta emigrato da Trieste in Lombardia, che aveva eseguito nel 1860 gli schizzi riproducenti le opere fortificatorie erette dall'Austria sulle coste dalmate e consegnatili al conte di Cavour. Per incarico e con uno commen­datizia del Cavalletto, il fuoruscito indicato dal Luciani - che, come già sap­piamo, altri non era che il Poiret, prestatosi anche dopo il 1860 con zelo, intel­ligenza e arditezza rarissime al servizio della Patria portò al Manin gli schizzi servitigli per I disegni destinati al conto di Cavour. Due di questi schizzi (difficile dire se in copia o in originale) si trovano attualmente al Museo Correr