Rassegna storica del Risorgimento

LISSA (BATTAGLIA)
anno <1951>   pagina <600>
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600 Giovanni Quarantotti
di Venezia; e sono un profilo dell'isola di Lissa vista dal mare e un rilièvo topo­grafico dell'isola stessa con in esso accuratamente segnata l'ubicazione dei forti e delle batterie e registrata tutta una ricca serie di dettagliate e precise indicazioni. Rimane dunque storicamente provato che, anche a voler prescindere dall'in contro Cnvour-Poirct del 1860, non meno di quattro anni prima dello scoppio della terza guerra d'indipendenza l'emigrazione politica giuliana fornì ai più alti organi militari italiani, per tramite del Comitato politico veneto centrale, delle autentiche e precise informazioni topografico-militari sull'isola di Lissa.
Desta perciò non poco stupore il fatto, messo in rilievo da tutti gli storici italiani della campagna navale del 1866 nell'Adriatico, che l'armata italiana si mise in maro sprovvista affatto di carte geografiche e topografiche; e che soltanto il 15 luglio, cioè tre giorni prima di attaccare i forti di Lissa e cinque giorni prima di affrontarsi con l'armata austriaca, l'ammiraglio Persano, che non s'era neanche curato, o aveva sdegnato, di chiedere notizie su Lissa e le fortificazioni di essa a quelli tra i suoi ufficiali veneti (e ce n'erano parecchi), che la conoscevano per aver servito sotto l'Austria, l'ammiraglio Persano s'indusse a scrivere al ministro della Marina, ch'era in quel momento l'incompetente Depretis, pregandolo di pro­curargli una carta geografica (forse voleva dire topografica) di Lissa della maggior scala possibile. Alla quale richiesta, rivelante già di per sé soia una spaventosa. insipienza e impreparazione, il Depretis rispondeva lo stesso giorno con queste testuali e non meno strabilianti e ingenue parole: Non mi è stato possibile di procurarmi la carta di Lissa a grande scala che Ella desidera, ma autorizzo V. E. a provvedersene a qualunque patto, se mai può rinvenirla in Ancona . Proprio così : Se mai può rinvenirla in Ancona I .
Dove erano andati dunque a finire i rilievi e gli schizzi del 1860 e del 1862, attuali anche nel 1866, giacche nessun mutamento di qualche importanza, era suben­trato in quel periodo di tempo nelle opere fortificatorie dell'isola fatale? E come non venne in mente al Depretis di rivolgersi all'emigrazione politica istriana, della quale non gli era certo ignota l'esistenza e l'ardenza, non foss'altro per i recenti contatti che aveva avuti con essa e soprattutto con uno dei suoi più attivi e indomiti capi, il Coni In ?
Che, dopo quanto s'è detto, l'attacco ordinato dal Persano ai forti e alle batterie di Lissa nei giorni 18 e 19 luglio fosse cosi felicemente condotto, come si sa, e andasse miseramente a vuoto anche lo sbarco tentato dalle truppe di terra imbarcate sull'armata italiana, non deve meravigliare: ciò rientra nella inesorabile logica delle cose mal concepite e peggio condotte e fa una volta di più deplorare che il comando dell'armata italiana fosse nel 1866 affidato ad un ammiraglio di tanta leggerezza e imprevidenza, quanta ne dimostrò allora, per sventura di tutti, il Persano.
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E adesso veniamo questa volta sulla traccia di documenti riservati austrìaci custoditi nell'Archivio di Stato di Trieste - - ad un episodio che si svolse dopo lo battaglia di Lissa e che testimonia anch'esso della tenace e perigliosa attività segreta dei patrioti istriani.
Nel suo primo e quanto mai serio e misurato rapporto sullo svolgimento della battaglia di Lissa l'ammiraglio austriaco Tegelthof mise in particolare rilievo,