Rassegna storica del Risorgimento

ENGELS FRIEDRICH ; MARX KARL
anno <1951>   pagina <610>
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610 Ernesto Ragionieri
descrive mi circolo, fissa ebbe inizio in Italia, assunse a Parigi un caratlcro europeo, a Vienna ci fu il primo contraccolpo. In Italia, a Napoli, la controri­voluzione europea impresse il suo primo colpo, a Parigi nelle giornate di giù* gno essa assunse un carattere europeo, a Vienna ci fu il primo contraccolpo della controrivoluzione ài giugno, a Berlino si compì e si compromise... A Napoli il lazzaronate alleato col regno contro la borghesia. A Parigi la pia grande battaglia storica che mai abbia avuto luogo. La borghesia alleata col lazzaroname contro la classe operaia,'3) Ma, oltre che in questo aspetto nuovo dell'impiego del Lumpenproletariat da parte delle forze reazionarie: (la borghesia in Francia e In monarchia borbonica a Napoli), Marx ed Engels polarizzavano la loro atten­zione sull'aspetto degli avvenimenti italiani più direttamente attinenti a questo problema, e cioè l'insufficienza delle forze politiche direttive sia quelle demo­cratico-popolari che quelle moderate-borghesi. Entrati in polemica con La Con­cordia di Torino diretta da Lorenzo Valeri, raffigurato allora come un pericoloso rivoluzionario dalla stampa reazionaria clericale, a proposito di alcune affermazioni antisocialiste di questa avevano notato la sostanza di banali frasi filantropiche e di dogmi libero-scambisti colii a volo che stava alla base della demagogia di certa sinistra piemontese ; 2) ma più che altro la loro critica si rivolse verso i sovrani che, dopo essersi assunta la direzione del movimento rivoluzio­nario, o lo avevano abbandonato oppure l'avevano mal diretto o sviato. Ci piace qui riportare una pagina di un articolo della Neue Rheinische Zeiiung del 12 ago­sto 1848 in cui la condotta di Carlo Alberto è descritta e giudicata in forme non dissimili da quelle che in proposito saranno adoperate da molti democratici italiani [dal nostro Cattaneo, per esempio, della cui opera storica Marx si dichiarerà ammiratore]: 3) Ma tra i principi indigeni, il nemico principale della libertà italiana è stato ed è Carlo Alberto. Gli italiani avrebbero dovuto ad ogni ora ripetere e tenere in considerazione il detto: " Dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io!". Di Ferdinando di Borbone non c'era da avere gran paura: da molto tempo egli era ormai smascherato. Carlo Alberto, invece, si faceva esaltare come " la spada d'Italia ", come l'eroe il cui brando avrebbe rappresentalo la più sicura garanzia della libertà e dell'indipendenza d'Italia. ci suoi emissari sciamavano per tutta l'Italia settentrionale, e lo dipingevano come l'unico uomo che avrebbe potuto salvare, e che avrebbe effettivamente sal­vato, l'Italia. Ma perchè ciò divenga possibile essi dicevano e necessaria la formazione di un regno dell'Italia Bettentrionale. Solo in tal modo egli disporrebbe del potere necessario non soltanto per resistere all'Austria, ma anche per cac­ciarla fuori d'Italia. L'ambizione, che lo aveva spinto, a legarsi con i Carbonari che poi egli aveva traditi; questa ambizione era ora più che mai risvegliata e lo faceva sognare di una pienezza di potere e di una gloria, di fronte alle quali sarebbe ben presto impallidito lo splendore di lutti gli altri principi italiani. Tatto il movimento popolare dall'anno 1848, egli credeva di poterlo conquistare a beneficio della sua miseranda persona. Pieno di odio e di diffidenza contro tutti gli uomini veramente liberali, egli si circondava di persone più o meno
U Cfr. M.E.G.A., 1, 7, p. 431. 2) Cfr. M.E.G.ÌL, T, 7, p. 233.
i L'Archivio triennale era per Marx * ciò che di meglio io abbia Ietto sulla rivoluzione italiana. Cfr. M.E.G.A., III, 2, 28.