Rassegna storica del Risorgimento

ENGELS FRIEDRICH ; MARX KARL
anno <1951>   pagina <611>
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12 Risorgimento italiano nelVopera di Marx e di Engels 611
devote all'assolutismo e inclini a favorire le sue ambizioni di re. Alia lesta del­l'esercito egli pose dei generali di cui egli non doveva temere la superiorità intellettuale o le opinioni politiche, ma che non godevano la fiducia dei soldati e non possedevano il talento necessario a condurre felicemente a termine la guerra. Egli si faceva chiamare pomposamente il *'liberatore d'Italia" mentre, a quelli stessi che egli avrebbe dovuto liberare, imponeva come condizione il suo giogo. Le circostanze gli erano favorevoli come raramente avviene a nn uomo. La sua cupidigia, la sua brama di aver molto e, probabilmente, tutto, gli ha fatto infine perdere anche dò che egli aveva conquistato. Finché l'annessione della Lombardia al Piemonte non fu completamente decisa, finché non durò la possibilità di una forma di governo repubblicano, egli restò, nei suoi campi trincerati, immobile di fronte agli Austriaci, per quanto essi fossero allora relativamente deboli. Radetzky, d'Aspre, "Wélden, etc. conquistarono una città ed una fortézza dopo un'altra nelle provincie venete: non si mosse. Venezia gli apparve meritévole del suo aiuto solo quando essa si rifugiò sotto la sua corona. Lo stesso avvenne per Parma e Modena. Intanto Radetzky si era rafforzato e, di fronte all'incapacità e alla cecità di Carlo Alberto e dei suoi generali, aveva potuto prendere tutte le misure necessarie all'attacco e alla vittoria decisiva. L'esito è noto. D'ora in poi gli Italiani non possono porre e non potranno più porre la loro liberazione nelle mani di un principe o di un re; per la loro salvezza, essi devono anzi, al più presto, por da canto come disadatta questa " spada d'Italia . Se essi lo avessero fatto prima, se essi avessero messo a riposo il re e il suo regime assieme con tutti i partigiani, ed avessero realizzato un'unione democratica oggi proba­bilmente non vi sarebbero più austriaci in Italia. Così invece essi hanno soltanto sofferto per nulla lutti gli orrori di una guerra condotta dai loro nemici con barbaro furore; non soltanto hanno affrontato invano i più duri sacrifici; ma si trovano anche abbandonali senza protezione alla sete di vendetta degli uomini della reazione austro-metternichiana e delle loro soldatesche. *)
Nonostante questa profonda visione delle cause dell'insuccesso della rivo­luzione italiana Marx ed Engels salutarono con gioia la ripresa del movimento rivoluzionario a Livorno e a Roma nella seconda metà del 1848, che sembrava preludere ad un risveglio generale del movimento italiano, e in uno degli ultimi articoli dedicati dalla, Neue Uhèinische Zeitung al problema italiano Engels sì domandava: Segnerà questa seconda resurrezione dell'Italia nel termine di tre anni, come è avvenuto per la precedente, l'alba di un nuovo slancio della demo­crazia europea? Sembra quasi che debba essere cosi.2) In realtà le cose non andarono così come Engels si attendeva; ma la ripresa della lotta rivoluzionaria nel 1849 con la partecipazione sempre più larga ed attiva delle masse popolari delle città concorse, insieme alle altre esperienze della rivoluzione europea, a rinsaldare in Marx ed in Engels l'opinione che la lotta per l'indipendenza e per rimila era inscindibile dalla lotta per il riscatto del lavoro: Ne l'ungherese ne il polacco né l'italiano possono essere liberi finché rimane schiavo l'operaio 1 .8)
i) Cfr. M.E.GA,, I, 7, pp, 576.577. 2) Cfr. M.E.G.A., 1, 7, p. 478.
;n j MARX, Le lotte di classe in Francia, in MARX-ENGELS. Il 1849 in Germania ed in Fronda, Roma, 1946, p. 167.