Rassegna storica del Risorgimento
ENGELS FRIEDRICH ; MARX KARL
anno
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1951
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pagina
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612
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612 Ernesto Ragionieri
Gli anni iniziali dell'esilio inglese sono per Marx e per Engels anni di ripiegamento e di meditazione dopo i due anni di lotta sostenuti a Colonia e in Germania per la causa della rivoluzione europea. Approfondendo, mercè la constatazione dì nuovi fatti essenziali ed una indagine spregiudicata di questi, le contradizioni della società borghese essi arrivavano alla conclusione che avvenimenti contemporanei alla rivoluzione quali la scoperta dell'oro della California e l'inizio di una più intensa circolazione in seno al mercato economico mondiale rendevano inefficiente almeno per il momento la prospettiva di una rivoluzione immediata. Questa avrebbe potato tornare a scoppiare di nuovo solo quando si fosse ripresentata una crisi economica di intensità più profonda di quella che la borghesia internazionale aveva saputo superare nel 1848-1849.
Questa critica delle illusioni infantili del 1848 Marx ed Engels la svolsero contemporaneamente nel campo dell'economia politica e della tattica rivoluzionaria. La vita a Londra, nel centro dell'emigrazione politica, facilitò loro questo compito e li portò a diretto contatto dei metodi politici della democrazia europea. La critica di Marx a Mazzini, se vuole essere intesa nelle sue giunte proporzioni, deve essere ricondotta a queste circostanze piuttosto che a quelle differenze psicologiche sulle quali, forse sulla scia di un parallelo tracciato da Hyndmanu, si sono soffermati tutti i biografi di Mazzini. Ebbene, quali erano gli aspetti della politica di Mazzini che Marx criticava? Anzitutto una visione nebulosa e priva di chiarezza della reale situazione italiana. Marx ed Engels criticavano il concetto di popolo del Mazzini e non lo ritenevano efficace e tale da definire l'esatta divisione in classi della società italiana. Da quésta imprecisa individuazione della divisione in classi sociali della società italiana scaturiva per Marx un altro limite della politica mazziniana; e cioè la mancanza di un'esatta visione del momento propizio all'azione rivoluzionaria, l'affidare inconsultamente alla spontaneità del movimento popolare le possibilità di successo dell'azione rivoluzionaria. Questa crìtica di Marx a Mazzini emerse particolarmente in occasione dei moti mazziniani a Milano nel febbraio 1853, che, come è noto, fallirono miseramente, e col loro risultato non poco contribuirono a determinare una profonda crisi in seno al partito mazziniano. Negli articoli informativi pubblicati sulla New York Tribune Marx ed Engels continuavano a sostenere la causa della rivoluzione italiana e a difendere Mazzini dalle accuse che da ogni parte gli venivano lanciate; x) ma, se ragioni di opportunità politica sconsigliavano loro di prendere pubblicamente partito contro Mazzini non per questo, nelle lettere che in quell'occasione s! scambiarono, essi non mancarono di rilevare che i moti del 1853, impreparati ed inconsulti com'erano, costituivano oggettivamente un vero e proprio atto dì provocazione, destinato a nuocere alla causa della rivoluzione ed a giovare da facile pretesto ad un Intensificarsi della repressione austriaca in Lombardia è nell'Italia intera. 2)
Con temporali eamen re a questa critica ai metodi politici mazziniani Marx ed Engels sviluppavano, attraverso la lotta condotta in seno all'emigrazione londinese, una pio profonda individuazione delle caratteristiche essenziali della
i) Cfr. MARX, Oeuvre* politiques, Paris, 1933, voi. III. 2) Cfr. M.E.G.A., IH, I, p. 260.