Rassegna storica del Risorgimento

ENGELS FRIEDRICH ; MARX KARL
anno <1951>   pagina <614>
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614 Ernesto Ragionieri
Il solco fra Mazzini e Marx si andrà allargando pimi osto che ristringendo negli anni successivi. Ma anche qui non si deve, a mio parere, insistere eccessiva* mente su motivi di ordine psicologico e teoretico, ma piuttosto su ragioni di ordine schiettamente politico; taitt'è che quando, nei primi mesi del 18.59, si manifestò da parte di entrambi una uguale opposizione ad una guerra in Italia condotta sotto la direzione di Napoleone IH non mancarono segni di ravvicinamento, e Marx, sia in tra articolo su Mazzini e Napoleone pubblicato sullo New York Tribune che in una lettera ad Engels, ebbe parole di elogio per il fermo atteggiamento di Mazzini. Ma poi ripresero ancora nna volta vigore le ragioni di dissenso e questa volta si trattava di un preludio ad un contrasto integrale, di concezioni della storia e del metodo di lotta per la redenzione delle forze del lavoro, quale si manifestò nel 1864 e negli anni successivi della vita della Associazione Internazionale dei Lavoratori.
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Nel 1848-1849 nella Nuova Gazzetta Renana propugnai la causa d'Italia contro la maggioranza del Parlamento e della stampa tedesca. Più tardi, nel 1853 ed in altre epoche, assunsi nella New York Tribune, le difese di un uomo col quale mi ero trovato in opposizione permanente in quanto ai principi: Mazzini. In una parola, sempre tenni le parti dell'Italia rivoluzionaria contro l'Austria.
Ma la guerra del 1859 era ben altra cosa. La denunziai come quella che doveva prolungare la esistenza dell'impero bonapartista di un'altra diecina di anni, se sottopose la Germania alla catena prussiana e fece dell'Italia ciò che è oggi . *) Nel febbraio del 1859, ancor prima dello scoppio della guerra, Engels aveva preso posizione nell'opuscolo Po un Rhein pubblicato anonimo a Berlino. La polemica di Engels era duplice: da un lato egli combatteva gli argomenti dei giornali tede­schi conservatori e retrivi che sostenevano che in caso di una guerra fra la Francia, il Piemonte e l'Austria, alla Germania sarebbe spettato il dovere di allearsi e combattere a fianco dell'Austria (la Germania si difende sul Mincio , era questa la parola d'ordine di quei giornali). Ma, d'altra parte, Engels oppugnava anche l'opinione di coloro che avrebbero voluto sostenere tout court la causa di Napo­leone e del Piemonte: in. questo senso, per esempio, si era pronunciato anche Lassalle che in un opuscolo dal titolo Der iialienische Krieg und die Aufgabe Die Preussens aveva affermato la sua piena solidarietà con Napoleone e col Pie­monte. Ma Marx e Engels che sapevano quali fossero le basi sociali del regime del 2 dicembre e che non ignoravano come esse pesassero ed influissero nel deter­minare la sua politica estera, non si potevano ripromettere effetti miracolosi da quell'intervento napoleonico. L'avventura di Luigi Napoleone era per loro deter­minata dall'incertezza del regime napoleonico, dalla necessità che questo necessa­riamente avvertiva di compensare, mediante una politica di gioire militare al­l'estero, le repressioni liberticide all'interno del paese. Gli effetti di questa avven­tura non potevano in nessun caso essere fecondi: in caso di un sno insuccesso l'Austria ne avrebbe approfittato per ribadire la sua dominazione sull'Italia e sulla
*) Cfr. lettera di Marx a ti Gazzettino rosa (28 maggio 1872) per replicare alle .accuse di Stefanoni.