Rassegna storica del Risorgimento

FINANZA
anno <1951>   pagina <627>
immagine non disponibile

L'ABOLIZIONE DELLA TASSA SUL MACINATO
i... Questo giorno sarà segnato nella storia del nostro giovane Regno, con albo lapillo, fra i più belli della nostra grande rigenerazione nazionale. Sì, poiché il giorno 7 luglio 1878, se la Camera conviene nel voto e nelle preghiere del Governo sarà il giorno da cui daterà la rigenerazione economica del nostro Paese.
Cosi il patriotta Federico Seismit-Doda, allora ministro delle Finanze con Tinte* rim del Tesoro nel Gabinetto Cairoli, conchiudeva il 7 luglio 1878 il suo discorso alla Camera con cui chiedeva la totale abolizione della tassa sul macinato con il 1 gennaio 1883, con adeguata gradualità in modo die con le riforme nelle pubbliche amministrazioni e il riordinamento delle spese e dei tributi, quell'abolizione non alterasse il pareggio del bilancio. L'intera legge, quale era stata proposta dal Mini* slro, veniva infine, non senza discussioni e dibattiti, sancita dalla Camera con 235 voti favorevoli e 78 contrari.
Era un'imposta a larga base quella del macinato sul frumento e su tutti gli altri cereali, che colpiva la generalità dei contribuenti, sia per consumo sia per imposizione diretta, difficile a surrogarsi perchè dava un gettito di 70 milioni sa un bilancio di 1400 milioni. Ma era una imposta vessatoria nel suo contenuto e nella forma cruda dell'esazione, imposta che colpiva le classi più umili, una tassa feudale che altre Nazioni avevano già da tempo abolita: la rivoluzione francese la aveva sommersa Oltralpe e i residui di questo balzello erano via via scomparsi anche da quegli Stati i quali, per angustie finanziarie, lo avevano più a lungo mantenuto.
Il movimento risorgimentale ben si era proposto, nella dottrina del Mazzini e nella visione intuitiva di profonda giustizia sociale del Garibaldi, non solo l'unità politica d'Italia, ma anche la sua rigenerazione sociale ed economica: l'elimina* zione delle cause sociali che fomentano il malcontento e costituiscono fattori di disgregazione della solidarietà e dell'unità nazionale.
La tassa sul macinato, ove essa era in vigore, era considerata, come la più retro* grada ed umiliante, una vera e propria tassa affamatrice sul pane, in un momento in cui U disagio economico di lutti i ceti sociali era più acutamente risentito dalle classi povere, gravate da molti balzelli e le cui tristi condizioni sotto i passati governi non erano ancora migliorate.
Garibaldi, sbarcando con i Mille in Sicilia, al grido di Italia Una e Vittorio Emanuele, ed i commissari Lorenzo Valerio e Gioachino Napoleone Pepoli nelle Marche e nell'Umbria avevano abolito la tassa sul macinato nel 1860. Fautore dap­prima Quintino Sella uno dei più eminenti uomini politici di Destro, del quale è nota la indomabile energia per raggiungere la restaurazione finanziaria anche conio più spietate imposizioni tributarie otto anni dopo, il ministero Menabrca, mini* atro delle Finanze Guglielmo Cambruy Digny, sotto la pressione di urgenti neces­sità finanziarie e per escogitare una tassa a larga base e di facile esazione che colpisse uno dei consumi più diffusi, la tassa sul macinato fu ripristinata, con l'intesa che sarebbe stata abolita non appena assicurato il pareggio finanziario. Si impose un contatore meccanico per l'accertamento, applicando il nuovo congegno a lutti i