Rassegna storica del Risorgimento
FINANZA
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1951
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Luciano Giulio Sunzin
mulini, mentre il mugnaio veniva dichiarato ri scuotitore forzato. Tristi latti contrassegnarono sullo scorcio del 1869 l'introduzione del sistema: onde disordini, tumulti, saccheggi e spargimento dì sangue e Tira contro il macinato e rodio contro le tasse e i gravami in un punirò doloroso e sconfortante, che di recente Riccardo Oacchclli rievocava con profonda verità storica nel suo Mulino del Po.
Fin dal gennaio 1869 sorsero gravissime discussioni alla Camera, e Federico Seismit-Doda stesso come deputato si faceva promotore di un'interpellanza, che fra le altre recava anche la firma di Benedetto Cairoli. La questione del macinato continuò ad occupare le discussioni alla Camera, mentre da tante parti si agitava la necessità di rendere meno vessatoria e meno penosa l'applicazione di un tributo, che turbava profondamente l'ordine sociale ed economico.
Il 18 marzo 1876 segna, come è noto, l'avvento della Sinistra liberale al potere e la caduta della Destra che aveva accentuato il suo orientamento conservatore, irrigidendosi sul mantenimento della tassa sul macinato.
Sali al potere Agostino Depretis, nel cui Gabinetto entrò a far parte il Seismit-Doda come Segretario generale alle Finanze, titolare di quel portafoglio il Depretis stesso. Il Doda si potè fare allora un esatto criterio del vero carico della tassa in parola e della sua proporzione. Sopra circa 28 milioni di abitanti, quanti allora contava l'Italia, la tassa gravava su 15 milioni: cioè sulla popolazione rurale dedita ai lavori dei campì, per la quale anche un modesto risparmio rappresentava un'entità apprezzabile, mentre la popolazione urbana non avvertiva quasi l'aggravio, che si risolveva in un liève aumento del costo del pane, aumento compensato dalla più elevata rimunerazione del lavoro e delle mercedi nelle città.
La finanza posta alle strette, aveva ripudiato i sani principi dell'economia sociale infirmando negli animi il sentimento della giustizia, violando l'equità nella distri* unzione dei tributi, preparando a quattro legislature crisi e attriti funesti.
Ora, sosteneva il Seismit-Doda in un periodo in cui, come è noto, il voto elettorale era ristretto a categorie molto limitate di queste domestiche necessità, di queste speranze deluse, di queste sofferenze ignorate, noi dobbiamo tener conto, benché non eletti da coloro che più soffrono per la tassa del macinato, noi eletti soltanto dai contribuenti della tassa fondiaria e della tassa sulla ricchezza mobile . E ancora:
... La coscienza del paese, unanime voce popolare ci costringe a farci eco di quegli ignorati dolori... È questo il formale mandato dei nostri elettori, e noi dobbiamo esegnirlo con animo risoluto e sicuro, dobbiamo dimostrare e proclamare essere opportuno, umano, anzi essere prudente, indispensabile per le nostre condizioni sociali, anche a costo di sacrifici, sollevare tanti dolori, abolire per sempre la tassa da cui derivano .
Il Doda, chiamato a far parte del Ministero Cairoli nel marzo del 1878, affrontò subito il problema dell'abolizione di questa tassa, che dal 1870 in poi aveva dato all'eràrio una rendita netta di mezzo miliardo di lire, in gran parte sottratte alla-popolazione rurale.
Fautore convinto dell'abolizione era Garibaldi. 4 Oh BO il nostro Doda scriveva egli al Cairoli trovasse un compenso a quella maledetta tassa. E il Doda, che fu uno dei primi ministri delle Finanze ad interessarsi della questione sociale, o impensierirsi e a commuoversi delle condizioni delle classi povere, trovo una soluzione all'angoscioso problema, contempcrando dopo maturo studio, la necessita