Rassegna storica del Risorgimento
FINANZA
anno
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1951
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pagina
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629
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Vabolizìone della tassa sul macinato 629
Sociale dell'eliminazione della tassa = che nel 1879 avrebbe dovuto fruttare ben 82 milioni di lire con le esigenze del bilancio, che egli condusse non solo brillantemente ni pareggio, ma anche a un avanzo di varie decine di milioni. Non riteneva prudente, resistendo alle sollecitazioni del Garibaldi' per una abolizione nume-diala, l'abbandono intempestivo di una cifra cosi ingente con la creazione di una nuova imposta. Propose quindi, come dicemmo in esordio, un'abolizione graduale nel corso di quattro anni, facendo non vano assegnamento oltreché sul naturale incremento di altre imposte e sull'introduzione di altre tasse sui consumi voluttuari sopra economie: economie che non turbassero l'andamento, dei pubblici servizi, e non compromettessero ne il prestigio né il credito che l'Italia si era ormai acquistati come grande Potenza.
Approvata l'abolizione del macinato dalla Camera, essa fu combattuta al Senato, ette rinviò la legge modificata. Un movimento di fronda si produsse nelle stesse file della Sinistra quando il Doda deponeva il portafoglio delle Finanze,
Ma egli aveva fede nella bontà dei provvedimenti da lui proposti e già approvati dalla Camera. Non si poteva ormai più annullare una legge che era stata salutata come un atto di giustizia sociale e come un vero progresso economico di grande benefizio per la Nazione. No, no soggiungeva egli in una dignitosa protesta la legge abolitìva di quella tassa non verrà né abrogata né differita. Ne è garante la firma appostavi dal nostro Re e la lealtà degli uomini che quella legge condussero alfine in porto attraverso tante difficoltà che tuttora governano ,ì
Egli sollevandosi al di sopra delle concezioni contingenti del suo partito affermava che qualunque Governo di Destra e dì Sinistra si fosse succeduto, non avrebbe potuto non rispettare quell'abolizione sotto pena di essere imputato di disconoscere le vere condizioni sociali del Regno .
Nel 1880 infatti, sotto il ministero Cairo! i-Depretis, la tassa sul macinato venne abolita dai successori del Doda, ministro delle Finanze Agostino Magliani, al quale più direttamente gli avversari facevano risalire la responsabilità della cosiddetta finanza allegra della Sinistra; ma i successori, anziché attenersi alla gradualità che il Doda si era prefissa, strinsero i tempi e ne anticiparono di due anni l'eliminazione, staccandosi non senza pregiudizio del bilancio do quei saggi criteri ai quali il Doda, pur nella sua umana concezione di perequazione dei tributi,, si era ragionevolmente attenuto.
Comunque il provvedimento tolse un'imposizione anacronistica dall'ordinamento tributario italiano, in omaggio a una piò alta concezione sociale e a quella considerazione dovuta ai contribuenti di ogni categoria, che nella saggezza e nell'equità del legislatore trovano quell'elemento di comprensione e di solidarietà nazionale, che anche nel campo economico è il nerbo dell'unità politica.
Dall'opera finanziaria del Doda, che prese le sue mosse da un'imposizione equamente ripartita e da una riscossione umana dei tributi, sulle premesse di accrescere 0 benessere e la prosperità economica del Paese, Giovanni Giolitti, che non fu suo avversario, ma neppure amico suo, dirà onestamente un giorno:
Si potrà discutere alcune delle opinioni del Doda, ma il punto fondamentale del suo sistema non può che riportare l'approvazione di tutti. Egli non ammetteva che si discutesse di finanza come di cosa la quale stesse a sé, ma come problema da esaminarsi in relazione alle condizioni del Paese e dei contribuenti.
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