Rassegna storica del Risorgimento

ISRAELITI ; TRIESTE
anno <1951>   pagina <632>
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632 Angelo Scocchi
Esso condivideva la fama di ritrovo antiaustriaco col caffè Tommaso, convegno .d'intellettuali; col caffè al municipio, preferito dagl'impiegati, ceto sempre all'avan­guardia del movimento nazionale; col caffè ai volti di Chiozza, centro di garibaldini e di mazziniani del partito d'azione, l'incubo più preoccupante delle autorità imperiali e regie. Il caffè alla torre era la sede di uno stato maggiore unitario prevalentemente operaio.
IDENTIFICAZIONE AUSTRIACA TUA IRREDENTISMO ED EBRAISMO
Un altro venerando patriota, Leone Veronese, che lasciò anche pregevoli memorie storiche delle cospirazioni ìrredentiste, in una delle cordiali nostre conversazioni, mi riferiva come intorno al 1890 un funzionario del ministero degli interni, inviato a Trieste da Francesco Crispi, allora presidente del consiglio dei ministri e strenuo soste­nitore della triplice alleanza, per informarlo sull'efficienza del movimento irredentista, si fosse presentato, in conformità alle istruzioni ricevute, al direttore della polizia, Cristoforo Busich.
Questi, comandato a sua volta di minimizzare l'importanza del movimento irre­dentista a Trieste dichiarò al funzionario di Roma, che gl'irredentisti triestini si ridu-cevano a non più di sette ebrei, negozianti e banchieri.
Si pnò osservare che la frase comune per indicare una esiguità di persone, che fanno molto rumore, ricorre al numero quattro; e si dice di solito quattro noci in un sacco: fa questa, ad esempio, l'espressione usata da Giolitti per svalutare- l'im­portanza del partito repubblicano italiano. Il poliziotto austriaco secondo la voce che correva tra i patrioti e riferita dal Veroneseaveva sentito il pudore almeno di elevare il numero proverbiale di quattro a sette (è una sfumatura non priva di significato), ma riservandolo totalmente agli ebrei, circoscritti alle categorie dei negozianti e dei banchieri.
Del resto, l'identificazióne dell'austriacantismo, del germanismo e dello slavismo tra irreden tisnio italiano ed ebraismo era ostentata e insistentemente ripetuta dalla stampa austriacante e nelle riunioni slave e dei così detti leccapiattini. Personalmente l'appresi fino da ragazzo, assistendo con l'amarezza nel cuore in certe serate, al passaggio di qualche, banda forsennata, formata prevalentemente da elemento carsico, inquadrato e protetto dalle armi della polizia, e che compiva gesta vandaliche, tra le più irose grida, immancabilmente accoppiate, di abbasso i 'taliani e abbasso i abrei.
UN ARTICOLO DEL 1930 STO PICCOLO
Nelle mie indagini di studioso della storia del risorgimento fu sopra tutto la comu­nicazione del vecchio popolano Barisòn a spronarmi a porre nel debito rilievo, per le nuove generazioni, la partecipazione quasi unanime dell'elemento israelita alle cospi­razioni e all'azione per l'unità d'Italia; partecipazione ben nota a tutti gli italiani della generazione irredentista.
Estrassi perciò dalle pubblicazioni uscite fino allora, mie ed altrui, i nomi dei patrioti di religione ebraica e di quelli privi di confessione religiosa o passati al cristia­nesimo, ma di origine israelita, indicata dai cognomi, con accenni degli avvenimenti, ai quali essi avevano partecipato, e comperi un articolo, le cui bozze di stampa occu­pavano esattamente quattro colonne del Piccolo, giornale del quale ero collaboratore ordinario.