Rassegna storica del Risorgimento
ISRAELITI ; TRIESTE
anno
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1951
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pagina
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635
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Gli ebrei di Trieste nel Risorgimento italiano 6ZB
Salvo l'introduzione, fin qui esposta, aggiornata, che riassume l'introduzione d allora, sono riportate sostanzialmente le due partì dell'artìcolo, quella già pubblicata, e quella inedita, rimasta nella bozza di stampa, con qualche aggiunta integrativa, più un breve commento alla situazione successiva e un cenno statistico alla qualità e alla quantità dell'elemento ebraico a Trieste nell'Ottocento, in relazione col suo forte contributo alla causa italiana.
AGLI INIZI DELL'OTTOCENTO
Dopo che nel 1796 il generale Bonaparte, affacciatosi sulle Alpi con le truppe francesi, lanciò un manifesto agl'italiani, auspicando alla risurrezione di Roma e alla unità d'Italia, trovando favore e consenso tra gl'intellettuali e i professionisti, molti dei quali si scambiavano idee e formulavano propositi nelle logge massoniche, e suscitando un'ondata di entusiasmo nella gioventù delle università, con una eco pure a Trieste; e dopo che nel marzo dell'anno appresso, giunte qui le milizie della rivoluzione francese con Bonaparte e Murai: al canto e con la danza della carmagnola si piantò nella piazza del comune l'albero della libertà, e comparvero per la prima volta le coccarde italiane bianco-rosso-verdi; le simpatie e i sentimenti della maggioranza dello elemento israelita, come in tutta l'Italia, anche a Trieste, si orientarono verso la causa della nostra unità nazionale.
Ed ecco una denuncia anonima del 1798 inviata al governo di Vienna contro il direttore della polizia di Trieste, Pittoni, accusato di simpatizzare per giacobini, massoni ed ebrei; e i rapporti di confidenti contro il negoziante Formaggini, segnalato, perchè fratello d'uno dei capi della nuova repubblica cispadana; e contro il negoziante Salvatore Morpurgo, che si recava di frequente nella libera Milano, dove aveva indossato l'uniforme militare della repubblica cisalpina. Nella casa dell'israelita A. Norsa s'era celato un Bianchini, che aveva arrestato il granduca di Toscana.
Tra il 1805 e il 1809, quando l'Istria e il Friuli facevano parte del regno d'Italia, e Trieste era ancora soggetta all'Austria, tra i fautori dell'annessione di Trieste al regno italico napoleonico la polizia austriaca designava, oltre agli oriundi delle provincie del regno, specialmente i triestini noti quali massoni e molti ebrei, dei quali sono indicati in modo particolare il dottor Frizzi, un Laudi e Anselmo Finzi.
Subentrato il regime napoleonico, tra il 1809 e il 1813, mentre numerosi, tedeschi e slavi tornarono ai loro paesi, con notevole vantaggio della compozizione etnica della popolazione e alle scuole tedesche si sostituirono scuole elementari e medie italiane in tutta hi regione, fino a Postumia, ad onta delle angherie, delle prepotenze e delle avidità francesi, al male maggiore austriaco preferivano il male minore gallico, per amore dell'italianità, gli uomini, i gruppi e i ceti più sensibili alla voce della coscienza italiana; nel partito bonapartista erano compresi i più degli israeliti.
E quando tornarono gli austriaci, tra i vigilati politici, qual notori nemici dell'Austria e massoni, i cui elenchi furono spediti alla polizia di Vienna nel 1814 e nel 1815,
all'estero, quale ministro d'Italia a Copenaghen; il senatore Giacomo Malvano, torinese, per lungo tempo segretario generale al ministero degli esteri e infine presidente del consiglio di stato, e il primo ministro e ministro degli esteri Sidney Somiiuo, nato a Pisa da famiglia ebraica, e passato al protestantesimo. Altri israeliti fecero carriera nella diplomazia.