Rassegna storica del Risorgimento
ISRAELITI ; TRIESTE
anno
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1951
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pagina
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654
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654 Angelo Scocchi
liberale italiano, si asteneva dal presentare candidati in segno di disiotercssamento d'una istituzione considerata straniera agl'italiani.
A riscontro di una frase famosa usata da Pietro Kandler, il quale, pure discendendo da bisavolo paterno tedesco, immigrato da Vienna, e pure nutrendo sentimenti di devozione dinastica alla casa imperiale essendo natocela madre italiana e nutrito di cultura latina, si compiaceva di affermare che se tagliassero a fette il suo corpo lo troverebbero tutto veneto; il deputato conservatore Raffaele Limano si vantava a quanto si racconta clic se l'avessero tagliato a fette, queste sarebbero apparse gialle e nere, dei colori dell'Austria.
Certamente nel partito conservatore, austriaco, erano inscrìtti pure alcuni altri israeliti, specialmente esponenti dell'alta finanza, legati da vincoli d'interessi al governo di Vienna. Ma queste adesioni possono dimostrare come il calcolo degl'interessi materiali avrebbe forse consigliato tutti gl'israeliti o la maggior parte di essi a seguire il loro esempio. Viceversa, nell'austriacanti sino a Trieste gl'israeliti figuravano quali eccezioni, a smentita della teoria del determinismo economico e a conferma del giudizio espresso da Carlo Cattaneo nel penultimo capitolo delle sue Ricerche economiche sulle interdizioni imposte dalla legge agli israeliti: gli uomini cedono più docilmente i loro interessi ebe le loro opinioni .
È da notarsi che tra gli austriacanti, gl'israeliti erano umiliati anche con l'esclusione da qualche loro circolo selezionato.
Un'altra eccezione alla regola, tra gl'israeliti, è rappresentata dal giornalista pubblico Angelo Vivantc autore nel 1912 del volume Irredentismo adr iatico, requisitoria da ministero austriaco contro la necessità italiana di raggiungere la frontiera naturale e storica della nazione, premessa inderogabile, condizione dogmatica per la difesa militare e per assicurare al popolo i taliano la possibilità di adempiere alla propria missione di grande potenza, in conformità alla sua situazione geografica, alla sua storia, alle sue tendenze, e per essere in grado di tener fronte a due forze minacciose e pericolose non soltanto per l'Italia bensì per l'Europa intera e per tutto il mondo; il germanismo e lo slavismo.
Non era però trascorso neanche un triennio, e gli stessi giovani intellettuali fiorentini, i quali, applicando pessimamente il proposito rinnovatore di marciare a tutti i costi contro corrente si erano fatti editori di quelle pagine germanofile e slavofile, allorché l'Austria dichiarò la guerra alla Serbia, nel 1914, scesero nelle piazze a indicare alle moltitudini la meta delle Alpi Giulie e delle Reti che; e il Vivante espiò il proprio errore col suicidio.
Trent'anni più tardi, il volume del Vivante, stampato a Firenze, era ristampato a Lubiana, adoperato ancora quale arma contro il popolo italiano.
Mentre l'opera negativa del Vivante in confronto all'irredentismo costituisce nella collettività ebraica di Trieste una delle rare eccezioni il contributo dato dall'elemento israelita triestino e giuliano alia guerra di redenzione nazionale del 1915-16 si concreta in cifre le quali dimostrano come esse rappresentino una regola onorevole: 24 deportati, 126 combattenti, 23 caduti.
A queste cifro sono da aggiungere quelle degl'irredentisti d'origine israelita che al pari di migliaia d'altri irredentisti, non ri trovarono nella possibilità di sottrarsi al reclutamento forzoso nell'esercito nemico noi quale i più noti furono registrati con. la sigla P. U, Politiseli UnverlQsalich, cioè politicamente infido ; e in ogni modo, e quando poterono, agirono a suo danno, col proposito di recare un contributo alla vittoria della patria italiana.