Rassegna storica del Risorgimento
MORANDI ANTONIO
anno
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1918
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pagina
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43
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rammaHca fuga di Antonio Morandi dalle carceri di Venezia 43
non fosse venuto una sera a farmi visita, e lamentandomi della differenza che mi facevano dai miei amici, e della poca salute, non mi avesse risposto : Faccia coraggio andiamo incontro alla buona salute, all' inverno : nella sua camera vi starà meglio. Tale discorso mi fece capire che non si partiva si presto; poi le varie voci che vi era la guerra, e perciò noi condotti in Ungheria, mi fece risolvere a tentare la sortita. Il Cielo solo mi ha protetto, e la Previdenza mi ha condotto in. salvo.
Vi scrissi tre giorni avanti di sortire includendovi una lettera per la mia famiglia dove l'incaricava di rimettere nelle mani della Dita Lugli 2000, duemila, franchi per farmele avere per mezzo del console inglese nelle prigioni di Venezia ;/ Questi 2000 franchi non li ho ricevuti, perchè il timore ancora che mi venisse cambiata la mia segreta, mi fece anticipare la mia sortita. Quella lettera era scritta eolTapis. Io non gli ho mai scritto che quella volta in carcere, ed essendo salvo, la mia prima fu da Lugano. La prego dunque di richiamare dal detto signor Console la somma che la mia famiglia ha alla dita Lugli sborsato e rimetterla alla detta mia famiglia. Io poi non devo nulla a nessuno. Il sensale francese maggiore che Ella mi dice sarebbe ancor forse si birbante per cercare di scroccarmi del denaro dopo che non gli è riuscito di rumarmi e di perdermi? In caso che avesse ardito di avanzar qualche parola, la prego di tosto rendermene avvertito : farei presto presentarmi a chi devo ; farlo conoscere chi è e che cosa puzza, ma è mio costume perdonare le offese e dimenticarmi il passato. A quest'ora non sarebbe certo più a combri-colar in Venezia. Riguardo all'altro priiipal sensale inglese non l'ho mai conosciuto per nulla, ne ho avuti affari con lui, e perciò non gli devo nulla. In quanto poi a ciò che mi parlate di contratti sospesi ed ìncomhicìai Hi frumento venduto y di soddisfare i noti indegni... vedo da tutto questo e da quanto altro voi vi siete degnato di scrivermi e dimandarmi, che vi sono dei birbanti, della canaglia, dei baronfottuti, che temendo forse che morissi, od approfittandosi della mia situazione, voleva scroccare e rubare alla mia famiglia del danaro. Perciò io devo 7a mia salute e la mia vii*; al solo Iddio e alTazzardo. Non ho incontrate obbligazioni da pagare con nessuno; non ho fatto debiti con nessuno; non ho lasciato mie firme, uè cambiali da riscuotere a mio nome a nessuno ; infine non devo "nulla a nessuno. Mi son servito per fare il mio viaggio di denaro che avevo potuto nascondere alla Polizia allorché entrai in carcere. Dei birbanti me ne hanno mangiato in prigione da 50 colonati ; l'orse vi sarebber altri che tenterebbero di mangiarmene di fuori. Dunque la prego, signor Lugli, di voler avere la solita bontà onde le mie sorelle non restano In isborso