Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; TOSCANA
anno <1952>   pagina <81>
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Libri e periodici "*
tondo in questa curiosa, interessante collaborazione, e il W. conchiude il ano studio passando in rassegna i varii giudizi espressi a proposilo ddTArcfnvo Americano,
Ma il De Angelis nutriva un culto speciale per il suo grande conterraneo G. B. Vico, sul quale aveva scrìtto studi inediti, menzionati da Jules Michelet, che gli esprìme pubblicamente gratitudine per avere messo generosamente a sua disposizione la maggior parte delle opere italiane sull'argomento. II Weiss ritiene con Benedetto Croce che il Michelet dovesse al D. A. la prima conoscenza della <Scienza Nuova; e trovò a Buenos A. un manoscritto di lui, datato dal 1833, con la traduzione francese dell'intiero terzo libro dell'opera. La divulgazione delle idee del Vico fra la gioventù studiosa di Buenos A. fu agevolata al D. A. dalla sua posizione di insegnante, di editore, di erudito e letterato maturo, legato agli scrittori europei di primo piano. Il Weiss ricorda fra i giovani che s'interessarono al Vico J. B. Alberdi, Miguel Cane, Marcos Sastre, Vicente Fidel Lopez, Bartolomé Mitre ed altri, e confuta con molte prove l'affermazione di taluno che lo sforzo del D. A. fu sterile, pur ammettendo che l'opera del Vico non fosse in quel momento la più adatta ad appassionare le menti argentine.
Fin dal 1946 il Weiss aveva cominciato a pubblicare a Buenos Ayres docu­menti ufficiali colà conservati, riferentisi alle relazioni dell'Argentina col Regno Sardo. Del materiale raccolto sull'argomento si valse, tornato in Italia, per lumeg­giare un incìdente diplomatico provocato dal primo Console ed Incaricato di Affari Sardo a Buenos A., il Barone Enrico Picolet d'Hcrmillon, rimasto colà fra il 1835 e il 1848, nel burrascoso periodo della dittatura del Rosas.
Significativo il fatto che nel 1834 proprio alcuni membri del Governo argen­tino esprimessero al Comandante di una fregata Sarda in visita ufficiale a Buenos A. il desiderio di avere colà uni Console del Regno, dato il gran numero dei Sardi residenti in Argentina (12 mila!) e l'opportunità di sviluppare i commerci fra i due paesi. Ma il Picolet, incaricato contemporaneamente dei Consolati di Buenos A. e di Montevideo, dovette attendere per ben 20 mesi Vexequatur, fino a che cioè Carlo Alberto, primo fra i Sovrani d'Italia, non ebbe riconosciuta uffi­cialmente l'indipendenza della Repubblica Argentina.
La parte più ampia del lavoro del Weiss è dedicata all'atteggiamento del Barone Picolet durante il periodo degli interventi stranieri, e l'A. rivela nella esposizione dei fatti la più serena obbiettività, lasciando la parola ai documenti, riportati in gran copia, e cercando di rendersi conto delle tendenze ed aspirazioni delle varie parti in lotta, per ispiegarne l'azione. Francia e Inghilterra, che ave­vano grandi interessi commerciali a Montevideo, non potevano assistere indiffe­renti alla contesa quivi scoppiata fra Oribe e Ri vera per la Presidenza di quella Repubblica, ma il contrasto era acuito dagli intrighi della Commissione Argentina di profughi ed emigrati politici di Buenos A., che sperava profittare dell'azione franco-inglese, per abbattere il Rosas, il quale sosteneva il presidente Oribe. Falliti i tentativi di mediazione, la lotta si trascinò sino al 1852, con blocchi dei due porti rivali, sequestri di navi, confische, saccheggi, distruzioni di beni, non solo dei nativi, ma altresì degli stranieri immigrati, anche se neutrali. Il Rosas, tenacissimo nel suo atteggiamento di resistenza alle pretese straniere, seppe infliggerò una serie di umiliazioni a Francia ed Inghilterra, tenendolo a lungo in iscacco.
Tutfaltro che facile, senza dubbio, la posizione del Console sordo; egli pure aveva da tutelare ingenti interessi economici, ma il suo carattere non gli per* metteva certo di osservare la stretta neutralità raccomandatagli da Torino. I Sardi a Buenos A. erano visti di buon occhio, specialmente i Genovesi, per la loro abilità marinara, che Veniva largamente sfruttata. Ma il Picolet non godeva le simpatìe di gran parte de' suoi connazionali stabiliti al Piata, esuli politici in buon numero, marinai disertori, che si guardavano bene di farsi iscrivere sui
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