Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; TOSCANA
anno <1952>   pagina <85>
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Libri e periodici
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GAETANO FALZONE, II problema della Sicilia nel 1848 attraverso nuove fonti inedite (Collana di studi storici di Documentario ) ; Palermo, A. Prillila, 1951, in 16, pp. 518. L. 1.500.
Questo libro, frutto di più di due anni di attente ed intelligenti ricerche negli archivi francesi, è pubblicato ad iniziativa dell'Ufficio Stampa della Presi* denza della Regione Siciliana. E ci si deve rallegrare con la Regione Siciliana per aver potenziato una iniziativa rigorosamente scientifica, evitando di cadere nel facile errore di troppi enti, politici ed economici, di preferire allo scientifico il giornalistico e l'agiografico, soprattutto in sede di storia locale.
Gaetano Falzone si è proposto di condurre l'indagine sn nomini e fatti della rivoluzione siciliana del 1848-49 (e soprattutto sul dilemma indipendenza-autono­mia che fu alla base di quell'esperimento rivoluzionario) fuori del binario obbligato delle testimonianze dei protagonisti, moderati e democratici, fuori del pelago dei sentimenti e dei risentimenti locali >. Bisognava dice l'autore veder chiaro dietro il sipario. Cioè tentare una storia della rivoluzione siciliana non da Palermo, ma da Londra, Parigi, Vienna, Torino, nelle cui cancellerie passò in quel drammatico anno, tutta la storia dell'Europa.
La rivoluzione siciliana del 1848 non è considerata cosi fatto isolato della storia isolana o al massimo di quella risorgimentale italiana, ma fatto europeo. Con l'insurrezione del 12 gennaio i Siciliani accendevano le polveri del 1848.
Quale fu il carattere della rivoluzione del 184849 nell'isola? Si domanda Falzone. Essenzialmente politico perchè i problemi economici e sociali tacquero in quell'ora. Nemmeno il problema della struttura dello Stato ebbe rilievo. Lo statuto fu votato rapidamente senza contrasti troppo accesi, brillando alle spalle dei costituenti sempre la stella del 1812. a
Subito dopo il fallimento della missione di Lord Minto proruppe violenta inarrestabile la decisione dell'indipendenza . Ma con essa univoca la volontà di far parte della federazione italiana. Monarchici e repubblicani, conservatori e democratici sono in ciò concordi ed è significativo che questa italianità della rivoluzione si sia manifestata mentre ancora si combatteva per le vie di Palermo, in un proclama del comitato provvisorio, e si Sia riaffermata sin negli ultimi momenti di vita del governo.
Con Patto del 13 aprile, che dichiarava decaduti dal trono di Sicilia Ferdi­nando e la sua famiglia, l'isola diventava solo oggetto di un'accanita lotta diplo­matica tra Francia ed Inghilterra (con l'intervento anche di altre potenze tra le quali la Russia in senso filo-francese). Londra voleva ad ogni costo l'indipendenza siciliana per rafforzare il suo predominio mediterraneo, sia direttamente attra­verso il controllo dell'isola, sia indirettamente attraverso l'indebolimento del regno di Napoli. L'Inghilterra puntò prima sulla carta dell'indipendenza e quando, nella mutata condizione delle cose d'Italia e nella consolidata fortuna del Borbone, la sorte dell'indipendenza parve segnata, mirò a scavare comunque un solco incolmabile di odio fra napoletani e siciliani impedendo quella soluzione auto­nomistica che sarebbe stata, secondo il Falzone, la legittima conclusione della rivoluzione. I capi del 1848 siciliano, rimanendo fedeli al mito dell'amicizia bri­tannica, andarono sino in fondo nell'esperimento indipendentistico, poi presero le vie dell'esilio. L'iniziativa, nel decennio di preparazione, passò nelle mani di Francesco Crispi e di Rosolino Pilo la generazione democratica e repubblicana che aveva combattuto la politica di Stabile e di Torrcarsa e la loro bandiera fu Ponila. Nel processo unitario, attraverso il pensiero di Francesco Ferrara e
Francesco Perez, prese vita e sviluppo l'idea dell'autonomismo.
BRUNO GATTA