Rassegna storica del Risorgimento
1849-1859 ; TOSCANA
anno
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1952
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pagina
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87
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I.ihrì è periodici "
(p. 37 e segg.); riafferma l'assoluta spontaneità dell'insurrezione di Palermo del 12 gennaio (pp. 85*80) negando vi fosse slato un min italo organizzatore a prepararla; sostiene, coll'appoggio di Lord Monnt Edgcumbe, che le navi inglesi sì posero a Palermo noi 1848 deliberatamente tra la squadra napoletana e la città per salvare quest'ulti ma dal bombardamento (p. 89); afferma giustamente seconda me rhc il richiamo di Lord Napicr da Napoli nel 1849 fu il simbolo della mutata politica inglese, tale e quale come il richiamo di Lord Bentinck nel 1814 (p. 112); riporta un'interessante testimonianza sulla presunta vita clan* destina del Duca di Prasliu, che ufficialmente si era suicidato in carcere dopo aver assassinalo la moglie (p. 243); sostiene con calore e con fondamento guanto poco la Sicilia abbia ottenuto dall'unione con l'Italia e come da un'autonomia si riprometta un vero miglioramento della propria sorte (pp. 224, 243, 257-259). È questo accenno apertamente autonomistico, in un momento in cui l'idea dell'autonomia era pressoché dimenticata da tutti, che rende attuale la traduzione del libro, effettuata poco dopo che detta autonomia era stata ottenuta.
Accanto a questi pregi, però, qualche neo già apparso nell'edizione inglese originale, che, sinceramente, ci stupisce non sia stato corretto nell'edizione italiana dall'autrice o dalla traduttrice: all'estinzione della casa aragonese di Sicilia fu Martino il Vecchio, e non Alfonso, che pretese il trono (p. 19); il richiamo di Lord minto e di Lord Napier non fu simultaneo, che quello ebbe luogo nel 1848 ma questo nel 1849, e d'altronde quello di Minto non fu un richiamo, ma un rimpatrio per fine della missione (p. 112); le ostilità napoletane contro Catania non cominciarono tra il 30 agosto ed il 5 settembre del 1848, bensì tra il 2 p il 6 aprile 1849, giorno in cui la città cadde (p. 117); il trattato di Milano fu firmato il 6 e non il 7 agosto (p. 118); l'insurrezione di Genova scoppiò il 31 e non il 17 marzo (p. 118), che, altrimenti, sarebbe scoppiata prima della battaglia di Novara; Firenze, è ovvio, non divenne la capitale d'Italia nel 1862 (p;. 13Ì!)-; Piero Maroncelli ben difficilmente può essere il medico di Goldoni (p. 135), essendo nato due anni dopo la morte del commediografo veneziano; il generale Gorganand è evidentemente il Gourgaud (p. 171); il Barbièri, autore della vita della principessa Bclgioioso, è ovviamente Raffaello Barbiere (p. 185); l'ingresso trionfale di Napoleone UT e Vittorio Emanuele II a Milano avvenne l'8 e non il 7 giugno 1859 (p. 216); William Tempie era il fratello e non il nipote di Lord Palmerston (p. 210-211).
Alla traduttrice sola va imputato l'aver tradotto l'inglese despatches con telegrammi (p. 35) e l'inglese Burgundy con Borgondia (p. 17). D'altra parte, però, è. doveroso rilevare che la traduzione è fluente ed elegante.
Un piacevole libro, adunque, interessante e simpatico: peccato che l'idea di tradurlo sia venuta solo 40 anni dopo la sua pubblicazione. Ma meglio tardi che mai: il proverbio ha trovato qui un'ulteriore conferma della sua validità.
FKDEHICO CURATO
LEO FRANCIS STOCK, United States Ministeri to the Papal States. Instructions and despatches, 1848-1868; Washington, Catholic University Press, 1933, in 8, pp. XXXD-456. S. p. (American Catholic Historical Association, Documcnts: Volume I),
LEO FRANCIS STOCK, Consular Relation* between the United Stut.es and the Papal States. Instructions and despatches; Washington, American Catholic Historical Associiition, 1945, in 8, pp. XXXIX467. S. p. (American Catholic Historical Association. Documento: Volume II).
Al piccolo gruppo di studiosi, laici ed ecclesiastici, che al raccoglie attorno alla Catholic Historical Review (e a qualcuno di questi, come Howard R. Marraro, Friedrich Engel-Janosi, la nostra rivista à legata da anticl ii vincoli di amicìzia