Rassegna storica del Risorgimento
1849-1859 ; TOSCANA
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1952
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pagina
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91
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Libri e periodici 91
La diplomazia del Regno di Sardegna durante la prima guerra d'indipendenza. 11. Relazioni con lo Staio pontificio (marzo 1848-1 agi io 1849), a cura di CABLO BAUDI DI V'ESIME; Torino, Museo nazionale del Risorgimento, 1951, in 8, PP- CXLIX, 530. L. 2.500.
Il comitato di Torino del nostro Istituto sì assunse nel 1948 il lodevole im pegno di pubblicare i documenti relativi ai rapporti diplomatici del Regno di Sardegna con gli altri Slati italiani dorante il 184849. ÀI primo volume, carato dal Pischedda e dedicato alle relazioni della Sardegna con la Toscana, si aggiunge ora la presente raccolta che comprende in tre serie distinte (secondo il criterio già seguito dal Pischedda) le istruzioni ordinarie e confidenziali trasmesse dal ministero degli esteri sardo al proprio rappresentante presso il Governo pontificio; i rapporti ordinari, riservati e confidenziali inviati dal rappresentante sardo; i rapporti relativi alle missioni straordinarie a Roma (De Ferrari, Riccardi-Montczemolo, Berghini, Valerio) e a Gaeta (Martini e Balbo). Quelli relativi alla missione del Rosmini erano già stati pubblicati nel Commentario della missione a Roma di A. Rosmini-Serbati negli anni 1848-49, Torino, 1881.
La raccolta documentaria, che è risultata dall'ampia ed esauriente ricerca del Bandi, non sovverte certamente la storia dei rapporti tra Roma e Torino, già noti nelle loro linee fondamentali (tra gli studi più recenti basterà ricordare quelli di R. Quazza sulla politica ecclesiastica sarda; di G. Quazza, sulla Questione romana nel 184849, e sulle missioni Riccardi-Montezemolo e Berghini; di M. Lupo-Gentile sulla missione Berghini ; del padre Pini sulla laicizzazione dello Stato sardo), ma permette di chiarire alcuni punti e soprattutto consente una più immediata comprensione dei fattori interni che determinarono la politica estera dei due Stati. Molto giustamente, perciò, il Bandi, nel presentare i documenti, insiste nell'esame della situazione interna e degli stati d'animo che sono alla base di quella politica. Per questo suo ampio studio si è valso anche delle attente ricerche condotte negli archivi dei ministeri degli esteri di Roma e di Parigi e, soprattutto, della sicura, diretta conoscenza della ricchissima pubblicistica contemporanea, vagliata ed interpretata acutamente. Esamina così, la politica di Pio IX prima e dopo l'allocuzione del 29 aprile 1848, limite della crisi dell'esperimento costituzionale e inizio del suo processo involutivo, ed il travaglio interno dello Stato sardo, nel quale la politica di accoglimento delle aspirazioni dei popoli verso i principi di nazione e di libertà non poteva non accompagnarsi con la crisi della vecchia classe dirigente militare e nobiliare, che aveva sostenuto il graduale espandersi della dinastia, nel giuoco della diplomazia e delle alleanze.
Dalla crisi del '49 lo Stato pontificio uscirà irrimediabilmente indebolito, mentre il Regno di Sardegna salverà, con lo Statuto (troppo spesso considerato mezzo, invece che fine) l'ordinamento militare, l'autoritarismo burocratico e l'accentramento amministrativo, elementi tutti che faranno la delizia ed insieme la croce del futuro Regno d'Italia. Il '49 contrapponeva al disfacimento degli organismi veneti, romani e toscani la salda resistenza di quello sardo, il quale, come giustamente osserva il Baudi, poteva sopravvivere alla dura disfatta militare in virtù del suo inserimento nel sistema europeo. Le preoccupazioni di ordine internazionale e sociale che favoriscono il salvataggio del Regno di Sardegna, Bono alla base della politica di intervento contro la Repubblica romana. D'altra parte la questione di Roma segna nella evoluzione del problema politico interno della Sardegna una chiarificazione delle varie tendenze che vengono sempre più precisando le proprie finalità. Tra Roma e Gaeta si chiarisce non solo il dissidio tra i gìobertiam e i valcriani, ma si affretta lo svolgimento verso posizioni più schiettamente conservatrici o più schiettamente democratiche di correnti prima confuse nel comune atteggiamento antigovernativo. Così pure si sviluppano quei cernii di contrasto religioso che trovaglieranno la futura politica ecclesiastica.