Rassegna storica del Risorgimento

1849-1859 ; TOSCANA
anno <1952>   pagina <93>
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Libri e periodici
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Pontificio. La lettera del Principe Presidente a Edgar Ney del 18 agosto '49 (Annexcs, n. 13, pp. 187-188) lo dice con una chiarezza estrema (che doveva per altro costitnirc un ennesimo motivo di conflitto tra i Francesi e il triumvirato rosso) :Je résumé ainai le rétablissement du pouvoir temporel du Pape: am­nistie generale, sécularisation de l'administration, Code Napoléon et gonvernement liberal . Stante dunque questa estrema delicatezza della situazione romana, Toc­queville, che aveva già mandato a Roma Francois de Corcelle, vi inviò dopo una diecina di giorni anche il Callier come suo osservatore personale. Questi in tutta la sua corrispondenza non farà che richiedere una azione più energica da parte del governo di Parigi nei riguardi delle -autorità pontificie. Ora, ciò che rende le corrispondenze più interessanti per noi è l'accostamento di Callier alla concreta situazione politica locale. Il problema in fondo era questo: dove poteva trovare un punto d'appoggio il governo pontificio? Non era sufficiente evidentemente un ritorno puro e semplice all'antico ...Ies pecsonnes les plus devouées au gonver­nement papale disaient hautement que le regne des prétes n'était plus possible> (pag. 10). E invece sont les prétes qui reprennent le gonvernement>. La Franco peut-elle souffrir une ielle politique? si domanda Callier. Evidentemente no. La Francia non poteva continuare a reprimere con le truppe movimenti e sommosse, occorreva che dalla situazione locale emergesse qualche punto d'appoggio per il Pontefice, E, scartati naturalmente t mazziniani e quella Giovine Italia qui s'est déshonorée aux yeux du monde par tant d'excés (pag. 125) e scartato parimente quel partito reazionario f ort nombreux ma che se compose uniquement des cenx qui vivent de la Table de Saint Pierre, rimaneva il partito moderato, quel partito che aveva a capo les hommes les plus intelligents, les plus honnétes, les plus riches du pays et à leur suite la nombrcuse clientèle que donnent partout l'intelligence, la proprieté et la noblesse (pag. 126). bene peraltro notare che Callier scrive questo giudizio sul partito moderato da Firenze il 24 dicembre 1849 mentre nella seconda lettera inviata da Roma a Gobineau il 3 agosto 1849 egli si era lagnato della inesistenza di un partito moderato. La differenza radicale tra i due giudizi è dovuta evidentemente in parte alla migliore conoscenza dell'ambiente e in particolare ai contatti da lui avuti con Luigi Carlo Farini e con altri esponenti moderati, in parte alla minore arretratezza politica delle regioni settentrionali dello Stato Pontificio, dopo aver visitato le quali Callier si era recato a Firenze.
Ma, a parte gli attriti con il governo cardinalizio di Roma, c'era un problema più importante che stava a cuore a chi dirigeva la politica estera francese: il problema austriaco. Secondo gli accordi interalleati l'Austria aveva occupato le regioni settentrionali e orientali dello Stato Pontificio. E la Francia desiderava da un lato essere minutamente informata delle iniziative austriache nelle regioni occupate e della quantità di truppe ivi stanziate e dall'altro badava a non fornire alcun pretesto per una guerra ritenuta, almeno per il momento, inopportuna. Perciò Callier si reca nelle Marche e nelle Legazioni donde invia al nuovo Ministro degli Esteri de La Hit te un calcolo delle forze austriache occupanti (13.771 uomini, dice Callier, anche se Ics Autrichicns cherchent a taire croire qu'ils sont hien davantage > pag. 133). Il 29 marzo 1850 Callier invia il suo ultimo rapporto riguar­dante la situazione di quella parte dell'Umbria die confina con la Toscana. Già dal dodici febbraio egli aveva ricevuto l'invito di rientrare in Francia.
Una pubblicazione di grande valore, certo, la presente ed estremamente utile per la conoscenza degli avvenimenti romani immediatamente posteriori, alla caduta della Repubblica del '49, un prezioso contributo allo studio del nostro Risorgimento.
GIUSEPPE TALAMO